Bora.La

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | lunedì 30 ottobre 2006 19:18

Bora.La
Dateci un’occhiata.
Ho esordito oggi.

Soffia il vento mitteleuropeo The Ian Fays

Con la mazza in mano: Storia di una palla da baseball

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | sabato 28 ottobre 2006 17:59

” Il 3 ottobre 1951, al Polo Grounds di New York, si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers.
Della palla con cui viene battuto l’altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria e il campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem.
La palla viene via via rubata, venduta, regalata: la ritroveremo anni dopo in possesso di Nick Shay, un waste manager, un dirigente dell’industria del riciclaggio di origine italiana che nel ’51 era a sua volta un ragazzino, un passo più in là, nel Bronx”.

Prefazione di un libro che spiega il baseball senza parlare di baseball.
Il titolo sarà noto a molti, ad altri meno. Non è poi così difficile indovinarlo, comunque.

Il resto è solo Cardinals perchè i numeri dicevano Saint Louis.
E nel baseball la statistica è una professione.

Opening Day ad aprile 2007.

E’ vittoria. Salutiamo e ringraziamo l’anonimo della rubrica intonando: Andy Warhol di David Bowie

Con la mazza in mano: One Win Away

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | sabato 28 ottobre 2006 17:50

Saint Louis, Missouri.
Matchpoint Cardinals.

Al Bush Stadium, con Detroit sopra 3-0, non ci credeva più nessuno, ad un certo punto.
Ma i Cardinals, che nei ruoli chiave hanno i migliori, non ci stanno.
E lo shortstop David Eckstein, ws vinte con i Los Angeles Angels nel 2002 ai danni, ahimè, dei San Francisco Giants, sfodera l’ennesima clutch performance della serie finale.
Dopo Pujols in gara 1 e Carpenter in gara 3.
Si presenta al piatto al terzo inning e guida l’attacco dei Cardinals in una rimonta drammatica fino all’ottavo, a suon di valide.
Ben 4, con due giocatori spinti a casa base e un punto segnato. Tutte nei momenti chiave.
Dapprima manda a casa Miles con un doppio, poi ci pensa Molina a far segnare Scott Rolen, autore anch’egli di un’ottima valida. 3-2.
Ma dal settimo è ancora Eckstein-show.

E poco importa se Curtis Granderson scivoli goffamente sull’erba bagnata del Bush Stadium nel tentativo di eliminare al volo Eckstein, autore di una flyball.
O se Craig Monroe manchi di un nulla la presa al volo su una valida, l’ennesima, dello shortstop dei Cardinals, con pallina che sfiora soltanto il guantone del difensore.
Episodi favorevoli, si dirà, ma l’attacco di Saint Luois gira, quello di Detroit no.

Saint Luois non sbaglia nulla, Detroit invece commette ingenuità a ripetizione. E le paga tutte.
Una pessima assistenza in prima base del rilievo Fernando Rodney e la scarsa incisività di uno sempre più spaesato Zumaya, completano l’opera.

E stasera Justin Verlander sarà chiamato all’impresa.
Win or die night in un Bush Stadium infuocato.

Fa compagnia a Verlander: Fuoco Fatuo dei Massimo Volume

Il ritmo progressivo

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | giovedì 26 ottobre 2006 15:36

“…con le sue dissertazioni sulla società lei crea una barriera
dietro la quale si protegge; ed è una barriera che io ho l’obbligo
di distruggere per poter lavorare insieme insieme a lei ai suoi problemi personali”

Sto guardando la scatola dei medicinali.
La punto da 10 minuti
in attesa di decidere se:

a) assumere un inutile concentrato di valeriana
sperando nell’effetto placebo
b) scartare una pastiglia di Stilnox e ammettere
la sconfitta per aver ceduto di nuovo al sonnifero

Sono le due di notte.
E gioco a carte con l’insonnia.

Stasera ho provato di tutto:
– mezz’ora di visione della fiction “Papa Luciani”, l’unica fiction su un Papa
durata più del suo mandato
– un’ora di gioco a Final Fantasy Tactics
– un’ora di lettura di Vogue – edizione francese
– due Sudoku diabolici della Settimana Sudoku

“In sostanza, perchè lei è così infelice?”

Perchè io sono della classe 1975.
Una delle prime generazioni ad affondare le proprie solide radici
culturali in Tony Fusaro, in Gundam, in Discoring.
Quindi ho gli strumenti culturali adatti per non cadere in una splendida
e intellettuale depressione.

Noi non saremo mai come Lo Straniero di Camus,
perchè un dio malvagio ci ha dotati della Fiamma di Megalopoli.

Noi siamo come Daitarn 3, abbiamo l’arma segreta.
Qualcosa di talmente tanto idiota da annullare
ogni istinto.
Persino nel mal de vivre.

La mia arma segreta è la collezione di Dischi Techno/House ’91 – ’94
Non la uso mai.
Se non nei momenti di vero dramma.
E’ il mio medioevo.
Lo tengo nascosto nell’armadio.
Ora ha una funzione terapeutica.

Il primo disco che spolvero è forse il più rappresentativo.

El Galinero di Ramirez.
El Galinero è un pezzo della techno più becera,
si basa su un campione del verso della gallina.
Era in auge nel 1992.
Sotto le spoglie di Ramirez, si nasconde in realtà
Alex Quiroz, un mulone triestino, un concittadino.

Non resisto, e deposito il vinile su un Cubo Philips ’88.
Faccio seguire altre hit del Nostro:
– Terapia
– OrgasmiKo
– La Musika Tremenda
– Bomba

Le riproduco per circa un minuto e mezzo l’una
per poi lasciare spazio al vero capolavoro:

Deliria di Johnny Butcher.
Un pezzo nato campionando i Goblin di Suspiria
ma che, credo per problemi di copy, è poi diventato Deliria.
Il capolavoro non sta nella musica.
Ma nel testo:

UN SOSPIRO GIA’ CI LIBERA LA MENTE
NON RESTARE LI’ PASSIVO
NON RESTARE INDIFFERENTE
QUESTO SUONO OR SI SENTE
CHE DIVENTA PROROMPENTE
QUESTA MUSICA DELIRIA
LA PROGRESSIVE E’ SUSPIRIAAAAA

Parole divine.
Enfasi Nietzschiana.

Pronunciate con il tono di voce che va vagamente
a ricordare un grande intellettuale della costa adriatica:
Marzio Dance, il Vocalist del TNT.

Si spalanca l’album dei ricordi.

Su Cristiano.
Un Vocalist di peso,
uno che si presentava alla console
dell’Area City durante un’ Area Satanika
col boa di struzzo
a gridare:

“Si vola, si vola con la pasticca in gola”.

“Siete tutti delle merde” con voce infrocita.

“Mi fate schiiiifooooo”

Nel ’77 a uno così lo avrebbero ridotto in carrozzella.
Nel 1991 viaggiava con la scorta e firmava autografi.

Scomparve mai più rivisto qualche anno dopo,
fece solo in tempo a fare una breve apparizione su Matchmusic.

A una delle tante Aree Satanike ci sono andato
con Walter, uno che adesso
è uno splendido White Collar Milanese.

Uno dei pochi “che ha fatto i soldi”.

In perfetto stile Binge Drinking
si ubriaca nell’arco di pochi secondi.

Si posiziona dietro a una ballerina vestita da angioletto.
Una corpoduro di Vigodarzere, Padova.
Simulando un amplesso.
L’angelo si indispettisce.
Walter si china e strofina la sua lingua sulle coscia sinistra.
Pare che a Vigodarzere non gradiscano.

L’angelo gli pianta il tacco dello stivale in pieno petto.
Walter sviene.
Si riprende.
Vomita.

Alla console Cristiano sta urlando:

IL RITMO PROGRESSIVO
E’ FORTE ED OSSESSIVO

Dopo aver spulciato un paio di vinili
di Moka, il Dj faro di Radio Abano Network
poi riciclatosi in politica per Forza Nuova,
infilo sul giradischi:

Ultimo Imperio degli Ataualpa.
Un colpo di genio.
Incrociare la mitologia Inca
con la House più becera e commerciale.

Era possibile solo ai tempi di Radio Italia Network.
Quando il grande regista era Mario Pinosa.
Il Cattelan del giradischi.
L’Andy Warhol dello strobo.

La mente che ha concepito
il leggendario Eins, Zwei, Polizei.

Sbadiglio.
Toccare le reliquie funziona.

Ripongo i dischi nella mia scatola.
Uno sopra l’altro.
Per ultimo lascio il volto sorridente di Johnson.
Johnson Righeira.

Buonanotte maestro.

Gira i dischi per voi Andrea Gemolotto

Con la mazza in mano: The Untouchable

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | giovedì 26 ottobre 2006 15:29


Chris Carpenter aveva saltato le world series 2004 per un problema tendineo al bicipite destro.
Ma contro quei Boston Red Sox nemmeno lui avrebbe potuto qualcosa.
Nel 2005 la consacrazione con la vittoria del Cy Young quale miglior lanciatore della National League, macchiata, tuttavia, dall’eliminazione ai playoff.
Manca qualcosa, insomma: la grande prestazione nei momenti cruciali.

Percorso parallelo a quello del compagno Pujols.
E dopo che quest’ultimo aveva ammutolito il Comerica Park in gara 1, i riflettori del nuovissimo Bush Stadium di Saint Louis erano tutti puntati sul lanciatore destro del New Hampshire.

82 lanci, pochissimi, 3 valide concesse, 0 punti subiti, 6 strikeouts.
La sua breaking ball è invisibile e per il line up dei Tigers è notte fonda.
All’ottavo inning giù il sipario ma tutti in piedi, al Bush Stadium.
“Tip your hat to Chris Carpenter”. Giù il cappello, come ha detto il manager di Detroit Jim Leyland.

Capitolo Zumaya.
Il lanciafiamme sale sul monte al sesto inning, non al massimo della forma.
Nè fisica, evidente, nè mentale, soprattutto.
Uomini in seconda e terza base per i Cardinals, Pujols al piatto. L’ultimo che vorresti avere di fronte anche se lanci a 103 mph.
Il bullpen predica prudenza, invece il ragazzo si allarga un pò, idealmente parlando.
Parte il missile, Pujols colpisce, ma in bocca a Zumaya. Una fortuna del genere non capita spesso e il nostro dovrebbe capitalizzare.
Lancio in terza base per un doppio gioco che avrebbe eliminato Eckstein e Wilson, in “scoring position”.
Invece Joel manca clamorosamente il guanto del terza base con pallina che finisce quasi tra il pubblico.
Eckstein e Wilson trotterellano verso casa base per il 4-0.
Il ragazzo si farà.

Altrettanto clamorosamente il maggior quotidiano sportivo nazionale, dopo aver snobbato per l’intera stagione il national pastime, decide che è l’ora di scrivere due righe sulle world series.
I poveri Cardinals “continuano a sorprendere”, del resto non erano i favoriti della vigilia, etichettati, forse troppo in fretta, come “vittima sacrificale”.
Addirittura.

Se Bonderman non raddrizzerà la situazione, stasera, nessun sipario si alzerà al Comerica Park per gara 6.

Accompagna la disfatta: Never Be Alone di Justice

Con la mazza in mano: Due in Uno

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | lunedì 23 ottobre 2006 19:12

Cronaca di Gara – 2
One Man show

27 innings di fila senza concedere punti in postseason.
E’ il record che detiene dal 1905 tale Christy Mathewson, preistoria del baseball.
L’unico ad avvicinarsi a tale striscia vincente nell’era moderna è stato, manco a dirlo, Pedro Martinez (17 scoreless innings con Boston nel 1999).

Kenny Rogers, con la prestazione monstre di ieri sera è a quota 23. E se ci sarà una gara 6 potrà superarlo.
Su questo straordinario mancino 42enne erano riposte le speranze dell’intero Comerica Park per gara 2.
Gara che Detroit, in altri tempi, avrebbe sicuramente perso.

Non quest’anno. L’attitudine vincente che il manager Jim Leyland ha infuso ai Tigers stagione 2006 ha fatto la differenza.
Inerzia delle world series tutta a favore di Saint Louis, dopo l’esordio vincente in trasferta di gara 1.
La partita è delicata, non si possono lasciar scappare i Cardinals che da domani disputeranno ben tre match tra le mura amiche del Bush Stadium.
Sul monte di lancio c’è bisogno di esperienza e sangue freddo, non di peccati di gioventù.

Vi sale senza scomporsi Kenny Rogers. E per otto inning il line up dei Cardinals letteralmente non la vede.
Rogers non ha un lanciafiamme come Zumaya al posto del braccio sinistro ma il suo campionario di lanci, tutti di altissima qualità, è vastissimo e non da agli avversari punti di riferimento.
0 punti subiti, appena 2 valide concesse, 5 stikeout. Media ERA 0,00.
Il resto lo fanno le valide di Carlos Guillen e Craig Monroe (anche un homerun per lui) per il 3-1 finale.

Ora toccherà a Chris Carpenter spegnere gli entusiasmi dei Tigers, in gara 3.

Cronaca di gara – 1
Ladies and Gentlemen: Albert Pujols

Il più forte slugger delle Majors non aveva mai convinto in postseason.
Punta di diamante dell’attacco dei Cardinals, era salito sul banco degli imputati dopo lo sweep subito da Boston in finale nel 2004 e l’eliminazione ad opera degli Houston Astros l’anno successivo nelle finali di conference in sette tiratissimi incontri.
Prestazioni sempre al di sotto delle aspettative nei momenti cruciali, la critica.

Ma ieri sera al Comerica Park di Detroit, gara 1 delle World Series, ha dimostrato perchè è l’MVP 2005.
Aiutato, va detto, da un peccato di presunzione del partente dei Tigers Justin Verlander.

Quando al terzo inning Saint Louis conduce 2-1 e ti ritrovi a lanciare con un uomo in seconda base e uno slugger come Albert Pujols in battuta c’è solo una cosa da fare: concedere la base intenzionale, soprattutto se il battitore successivo sai di poterlo eliminare.
Invece Verlander lancia una fastball.


Al Comerica Park sperano che la striscia di 16 inning e 1/3 senza concedere punti ad opera di Kenny Rogers, in 2 partenze di postseason, non si interrompa proprio stasera.

Canta l’inno nazionale americano: RZA

ABC

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | domenica 22 ottobre 2006 12:11

Concerto delle Pipettes.

"Scusa"
"Sì?"
"Ma tu sei quello di AllMusic?"
"Sì"
"Quello di TvDiari?"
"Sì"
"Senti ma…"
"Dimmi pure"
"… mi presenteresti il tuo amico?"
"…."

Porfirio Rubirosa accompagna con la sola voce…

Con la mazza in mano: The Pennant

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | venerdì 20 ottobre 2006 12:16

Si chiude per due giorni, la rubrica dedicata al baseball.
In attesa delle World Series.
I Cardinals hanno battuto i Mets.
E il proprietario del blog
si schiera, smentendo quanto prima annunciato, per St. Louis.

“…struck him out and the Cardinals have won the pennant…believe all leaps into the arms of Adam Wainwright as the rookie closer strikes out Beltran lookin’ with the bases loaded and the Cardinals celebrate before their trip to Detroit…”

Così lo speaker dei Metropolitans, più o meno, al terzo e decisivo strike del giovane closer di Saint Louis ai danni di Carlos Beltran, nella parte bassa dell’ultimo inning.
L’unica voce dentro uno Shea Stadium ammutolito.
Nessun miracolo nel Queens, fine dei giochi. Saint Louis vince gara 7 in trasferta e va al Comerica Park di Detroit a giocarsi le world series.
Nonostante Glavine, nonostante Maine, nonostante la pioggia.
Onore al merito.

Cronaca ai minimi. Non succede nulla sino al nono inning. Punteggio inchiodato sull’1-1 con partenti e rilievi che dominano i rispettivi attacchi avversari.
Anche se una delle più grandi prese al volo della storia dei play-off, quella di Endy Chavez su Scott Rolen con un uomo in base, sembra un segno del destino.
“Have you ever seen better” chiedeva, incredulo, lo speaker.

Ma al nono e decisivo inning Yadier Molina, il catcher dei Cardinals, solamente 6 homerun in stagione regolare, decide di mettere quello della vita.
Quello del 3-1 finale. I Mets non mollano, trovano la forza di riempire nuovamente le basi e mandare al piatto il miglior slugger della squadra, Beltran.
Ma la terza curveball di Wainwright mette la parola fine a questa serie e gela i 56.334 dello Shea Stadium.

Saint Louis ha meritato. Gente come Carpenter e Pujols merita le world series

I Mets, falcidiati dagli infortuni, hanno dato tutto. E di più non ne avevano.
Sono la squadra con il miglior record delle Majors e arriveranno in fondo anche l’anno prossimo.

Se l’immenso Pedro Martinez salirà il monte di lancio non servirà pregare la pioggia.

Sono i Butterfly Collectors a musica questo post

Con la mazza in mano: Maine Event

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | giovedì 19 ottobre 2006 11:46

Saint John Maine.
Il ragazzo della Virginia, 25 anni appena, alla seconda partenza in postseason della sua giovane carriera, prende il monte al primo inning.
E non è propriamente a suo agio.
Davanti a lui l’attacco dei Cardinals, gente che non scherza. Sopra di lui 56.334 fans che vogliono gara 7.

Neanche il tempo di prendere confidenza con i propri lanci che si rtitrova con 2 uomini agli angoli e Jim Edmonds al piatto.
Risultato in cassaforte, due punti facili per Saint Louis, pubblico rassegnato.
Ed invece Edmonds va strike out.
Ma non è finita. Perchè stavolta Encarnacion guadagna la prima ed ora le basi sono tutte piene.
Scott Rolen in battuta, lancio decisivo. Coronarie ai limiti.
Ma il braccio di John non trema ed anche Scott si rirtira in buon ordine.

Il pubblico resta in piedi.
Entra l’attacco dei Mets e sul monte per Saint Louis sale Carpenter, cy young 2005, miglior lanciatore della National League.
Uno che se decide di non fartela vedere, la pallina, beh, non la vedi.
Al terzo lancio è colpito da un home run del lead off Reyes.
I 56.334 dello Shea Stadium decidono di non sedersi più per il resto del match e il catino del Queens diventa una bolgia.
Il ragazzo della Virginia lancia per 5 1/3 scoreless innings lasciando a zero le mazze dei Cardinals.
Tra un mare di fazzoletti bianchi che sventolano, un signore solleva un cartello:

“MAINE EVENT”

E’ un trionfo. Ai piatti c’è Dj Shadow

Nuova Rubrica: Con la mazza in mano

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 18 ottobre 2006 16:26

Questo blog durante le World Series
ha bisogno di uno spazio apposito.
Sul baseball.

Lo spazio non è curato da me.
E’ curato indirettamente
da chi ogni mattina mi manda un resoconto
dei match notturni.
E che ringrazio.

Lo spazio si chiuderà con l’ultima partita della finale.

Maine vs Carpenter.
Sulla carta non c’è partita.
Speriamo nel fattore campo.

Se vincono i Mets, allora Mets. Se no Saint Louis.
Rendimento costante negli ultimi anni, sconfitti da Houston nel 2005 nelle NLCS e da Boston nel 2004 in finale, sono ai vertici da un po’.
Pujols e Carpenter sono stati rispettivamente MVP e Cy Young della scorsa stagione.
Ultime ws vinte nel 1982, poi tre finali perse.

Detroit viene da quattro/cinque stagioni perdenti, con record abbondantemente negativi.
Quest’anno l’exploit, improvvisamente una chimica di squadra che li rende imbattibili.
Il GM Leyland è bravo, ha vinto le ws con i Marlins nel 1997, ha fatto un buon lavoro.
Ma Verlander, Bonderman e il lanciafiamme Zumaya sono giovani, avranno tempo.
Ultime ws vinte nel 1984, poi mai più ai vertici.
Mi spiace per Kenny Rogers, ma lui le ws le ha già vinte dieci anni fa con gli Yankees.

Sogno i Mets in finale con Pedro che rientra in extremis.

Sogno.

Ora godetevi questo video di Zumaya

Segnala l’home run: la Meneater di Nelly Furtado

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