Le libertà della mente

Posted by EdTv | Brodo | giovedì 30 novembre 2006 18:07

Compiti per casa:
– aprire un browser
– andare su google.it
– digitare Daniil Charms
– leggersi un minimo di biografia
– farsi venir voglia di leggere “Disastri”
– uscire di casa e acquistare suddetto libro
– concordare con me che trattasi di “capolavoro assoluto”

E’ finita? No, vi pare?

Domani sera (Venerdì 1 Dicembre) io non ci potrò essere.
Causa lavoro.
Hey, no.
Non sto parlando del Nodo.
Domani sera c’è una splendida rappresentazione teatrale.
Si svolge a Carbonera (TV).
Presso l’Aula Magna della Scuola Media. Inizia alle 21.
Il TEATRO DEL LABIRINTO rappresenta (liberamente) proprio DISASTRI.

Ci recita Francesco.
Un mio compagno di banco delle superiori.
E’ molto bravo.
Quando ha rifatto Le Sedie di Ionesco mi ha lasciato senza fiato.
Vedere per credere.

P.S. vi sembrerà incredibile…ma è gratis
Musica lo spettacolo l’album degli Ardecore

L’alito mi puzza Deaglio

Posted by EdTv | Brodo | mercoledì 29 novembre 2006 13:51

Avete presente quegli stronzetti che appena salgono in treno
accendono il portatile, indossano le cuffiette e tanti saluti?
Ecco. Io sono uno di loro.

Salgo sul regionale direzione Trieste.
55 minuti di ritardo.
Vagoni pieni.

Studentessa universitaria triste e solitaria (cit.)
con Trolley che occupa l’intero arco del sedile di fronte a lei.
“Scusi è libero?”
“Solo se riesci a caricarlo sul portabagagli”
“Beh se lo faccio è solo per farti una cortesia perchè il Trolley non dovrebbe stare su un sedile”
“Spiegami come faccio se pesa come me…”
“Fatti la spesa a Trieste e impara a cucinare invece che portarti le pentole di tua madre da casa”

Mi infilo le cuffie e do il via alla proiezione.
Il cineforum merda-book oggi ha in cartello “Uccidete la Democrazia” di Enrico Deaglio.

Giudizio: inguardabile.
All’ordine del giorno le seguenti critiche:

1) costa 17 euro.
Non ho ricordi di una ladrata simile.
Forse le prime Flat 56k di Telecom avevano una così grande spoporzione
tra qualità offerta e costo di attivazione.

2) “eh signora mia, non ci sono più i complotti di un tempo…”.
Purtroppo da un punto di vista di ricostruzione documentaristica, la realtà
non ci offre più lo stesso livello di paranoia reale o indotta dei bei tempi andati.

Quando il savoir-faire politico democristiano ci lasciava presupporre il peggio
a ogni evento: il Caso Mattei, Lockheed, Ustica, Borghese.
Buona parte di ciò che Zavoli chiamava “La Notte della Repubblica“.
Cambiano i tempi. Cambiano gli scandali.
E le schede bianche sono davvero ben poca cosa.
Scandaletto da seconda repubblica, come calciopoli.
Ma questo è l’unico alibi da riconoscere al pessimo Deaglio.

3) ma imparare a girare un documentario, no?
Non entro mai nei contenuti di film o docu-fiction.
Tendenzialmente non mi frega nulla delle tesi complottistiche e delle tesi di smentita.
Magari ci penso dopo. Come con Micheal Moore.
Bowling è un capolavoro.
Pieno di ritmo, invenzione, giusta ironia, cronaca puntuale (penso al pezzo con Charlton Heston, semplicemente geniale)
Tutto ciò a prescindere dalle tesi del film.
La docu-fiction di Deaglio è imbarazzante: dilettantesca, amatoriale, sconclusionata.
Vengono aperte mille parentesi e nessuna viene chiusa: il mito propagandistico berlusconiano dell’anticomunismo viene abbandonato a favore di un paio di slide
di power point sull’andamento progressivo delle schede bianche.
Poi è la volta di una citazione storica su Portella della Ginestra.
Poi una ricostruzione della notte elettorale.
Poi un accenno di tesi su come possa essere andata realmente ma senza crederci troppo.
Morale?
Non si capisce davvero un cazzo.
C’è un’ipotesi forte: c’è stato un broglio elettorale.
Manca la tesi: perchè c’è stato? Ma, soprattutto perchè è fallito?
C’è un divertissement imbarazzante a affastellare teorie episodiche totalmente prive di un andamento progressivo.
Ma la cosa più imbarazzante, perchè dannatamente “italiana”,
è il dialogo tra “Gola Profonda” e “La Giornalista Idealista”.
Quello va visto.
E’ intimamente trash.
Lucarelli a Blu Notte, quando ricostruisce i delitti, fa dei capolavori in confronto.

4) Qui non è questione di destra o sinistra.
Di libertà di espressione o meno.
Qui è il solito tabù che in Italia non siamo in grado di affrontare a chiare lettere.
La dicotomia è una e una soltanto: fa cacare o non fa cacare?

L’imitazione di Crozza di Ratzinger è giusta o non è giusta?
Domanda sbagliata.
Domanda giusta: fa cacare o non fa cacare?

Classica domanda dei novellini: e tu chi sei per deciderlo?
Nessuno.
Ma mi prendo il lusso di non partecipare minimamente
a qualsivoglia problema/dibattito di censura, libertà di stampa, espressione e quant’altro.
Con la merda non mi mischio.
Mi annoia.

l’inedita recensione viene accompagnata dai Fall Out Boy

A kind of sad

Posted by EdTv | Brodo | lunedì 27 novembre 2006 12:53

Il motivo principale della creazione di edtv.it
è molto semplice.

Volevo emancipare il mio scrivere dal postfisso “ditvdiari”.
Cominciava a starmi scomodo.

L’ho scoperto durante una discussione accesa cominciata
nel blog di Sergio Messina e finita via mail.

Ne avevo il cazzo pieno.
Soprattutto di dover
a) giustificare la mia partecipazione
b) togliere l’etichetta di cretino
c) dimostrare che no, velleità televisive non ne ho

Inauguro edtv venerdì.
E sono felice.
Cupo, sempre più cupo
ma in fin dei conti felice
perchè per la prima volta
dopo 11 anni che frequento il web
ho un giardino tutto mio.

Dove fare l’esibizionista, dove scrivere,
dove aggiungere pagine serie e facete,
per la prima volta usando il mio nome.

Ma soprattutto mi liberavo da quello che è diventato il fardello
principale: il post-fisso, appunto.

Prendi questo e mettilo da parte.

Vai indietro con la memoria.

E pensa al mio post sulla morte.

La morte dei reality? No. La morte nei reality.
Che avrebbe fatto morire i reality.
Dicevo che era l’anno buono.
Per svelare il tabù.
Per bussare alla spalla di Atropo.
E chiederle di alzare per una volta le forbici
davanti a migliaia di voyeur.

Atropo le forbici le alzate.
Optando per un arresto cardiaco.
Di venerdì.
E la morte è arrivata fuori dalle telecamere.
E dire che quelle telecamere erano accese solo per due minuti al giorno.
In un para-reality innocuo,
discreto, che non faceva parlare molto di sé.

Paradossi.

L’ultima volta che l’ho visto eravamo alle finali.
Eravamo nel cortile interno dell’albergo.
Stavamo cazzeggiando.
Io bevevo un coca-light.
Lui una piccola bottiglietta di Champagne.
Felicemente ubriaco.
Io, lui e Laura.
Quella bella,
quella che poi è finita a “La Pupa e il Secchione”.

Federico la guarda.
“You are so beautiful”
Laura è smarrita.
Chiede il mio sguardo.
“Cosa ha detto?”
Io la rassicuro:
“Ha detto: You are so beautiful”
Laura è perplessa.
“Cosa vuol dire?”.

Tipo che Deaglio….

Posted by EdTv | Brodo | domenica 26 novembre 2006 12:39

Tipo che è una settimana che apri il giornale e ci trovi scritto:
– Deaglio
– Documentario
– Schede Bianche

Tipo che sono 4 giorni che lo cerchi ma:
– è esaurito
– costa una ladrata
sei un universitario e i soldi li spendi solo per lo spritz

Tipo che:
– “sì ok ne ho le balle piene però il documentario me lo guarderei”
– “io Berlusconi lo odio”
– “oh pazzesco questo è il primo post di stampo semi-politico di Enrico, incredibile”

Insomma se hai voglia di guardarti il documentario di Deaglio,
qui lo “proiettano gratis”:
Documentario “Uccidete la democrazia” (500Mb circa)

Accompagna il tutto: un pezzo malinconico di Bugo

Benvenuti

Posted by EdTv | Brodo | venerdì 24 novembre 2006 12:15

Questo è il mio nuovo giardino.
Ancora in fase di costruzione.
Avete un metro quadro ciascuno dove poter fare ciò che volete.
Mi sono spostato da Splinder per svariati motivi
che rientrano sempre e comunque nella categoria: cazzi miei 🙂

Ringrazio quella meravigliosa piattaforma che è Splinder
per avermi sopportato tutto sto tempo.

Aggiornate i preferiti.
Aggiornate i feed.
Aggiornate i links.

Da oggi si ricomincia qui.
Spero vi piaccia.

P.s. mi firmo EdTv. Ancora non so perchè.
Ma sono molto bravo a inventarmi una spiegazione random.
Ma ora non ho voglia.

Musica il trasloco: una qualsiasi canzone malinconica di Ivan Graziani

Il male è una spirale

Posted by EdTv | Brodo | mercoledì 22 novembre 2006 18:07

Sto male.
E’ l’ennesimo pomeriggio.
Che passo di fronte al computer
simulando competenza.

Un banner della Clio Le Iene
mi manda in depressione.
Io vorrei la Skoda Affari Tuoi.
La Duna Wild West purtroppo è già fuori produzione.
Non possiedo una macchina.
Non voglio una macchina.
Non sono problemi miei.

Squilla il cellulare Tre.
E’ un MMS pubblicitario.
“Scarica anche tu la voce del Pappagallo Cocorito“.

La Tre mi ha regalato venti euro da spendere in servizi online.
Siccome mi annoio decido di scaricare:
– Den Harrow che piange in collegamento con la moglie
– l’inno del Mantova
– una canzone a caso di Leone di Lernia

Il Pappagallo Cocorito lo scarico ma lo tengo per il fine settimana.
Lo tengo per mia madre.
Una delle mie più grandi passioni
è cambiarle di nascosto la suoneria.
Lei ne usa una giovane.
Di Gianna Nannini.

L’ultima volta l’ho sostituita con un pezzo di Eminem, Cleaning Out My Closet.
Dove a un certo punto il testo recita:
witnessin’ yo mama
poppin’ perscription pills in da kitchen
Bitchin’
that someones always goin’
through her purse and shit
missin’

Il mio sogno è che mia madre perda qualche assicurato
per colpa della sua suoneria.
Per colpa mia.
Non ha ancora capito che sono io.
Una volta le è squillato “Che roba contessa
all’industria di Aldo han fatto uno sciopero
quei quattro ignoranti

E lo ha fatto squillare per parecchio
credendo non fosse il suo.
E le brillavano gli occhi.
E ha chiesto sorridendo alla coppia di sposi
a cui stava facendo una polizza:
“siete del partito?”
“No signora è il suo cellulare”

Ha dato la colpa a mio fratello.

Tanto mio fratello non parla.

Mio fratello ha appena portato a casa un tre.
Non il telefonino.
Un tre in matematica.
Non ha detto nulla in casa.
i miei l’hanno scoperto al ricevimento genitori.
Si sono arrabbiati.
“Perchè hai detto una bugia”.
Sbagliato.
Quando un figlio mente.
Non va punito.

Chiedetevi perchè l’avete messo nella condizione di mentire.
Invece preferite fondare il vostro malsano approccio pedagogico sul senso di colpa.

Uno, dalle mie parti, nasce mona.
E passa il resto della vita a tentare di dimostrare il contrario.
Se prendi tre, niente di stroardinario.
Hai solo confermato quello che già sapevamo: sei mona.
Se lo nascondi ci incazziamo.
Perchè ci offri un’altra realtà:

ovvero che non sei mona quanto noi pensiamo
quando in realtà sei ancora
più mona perchè ce lo nascondi
.

Basterebbe invertire il percorso.
E quandi nasci, sentirti dire semplicemente: “hey sei nato”
Invece di: “toh un altro mona”.

Maria Montessori mi fa una sega.

Il male è una spirale necessaria.

Perchè dopo una giornata di merda
con molti pensieri di merda
ti metti sotto le coperte e l’ultima cosa
che vedi prima di addormentarti è il volto
di Renzo Martinelli che dal pulpito di Matrix
ti dice che lui, lui è un perseguitato,
perchè lui è un REGISTA SCOMODO.
Da “regista di merda” a “regista scomodo”
nell’arco di un paio di film.

“Scomodo” sarà il mio aggettivo principe per tutta la prossima settimana.
Siete avvertiti.

Martinelli è davvero troppo.
E la sete di vendetta anche.
Prendo in mano il cellulare.
E’ mezzanotte.
Compongo il numero di casa mia.
“Pronto?”
Click.

La sobria locandina di Vajont di Renzo Martinelli accompagna l’ingresso funereo di questo post

Cole Porter? No. Carporter!

Posted by EdTv | Brodo | venerdì 17 novembre 2006 11:21

In macchina.
Sulla Treviso-Mare.

“Oh…”
“Dimmi?”
“Ma lo sai che a Londra ho visto una quantità incredibile di scoiattoli”
“Ma che schifo..”
“Come schifo?”
“Portano malattie, gli Scoiattoli”

Nel mio dialetto si dice Straxabudee.
Mio padre ha la capacità di smorzarti qualsiasi entusiasmo.

Ma con gli scoiattoli non è “smorzare”.
E’ sadismo.
Devo scrivere alla Lav denunciando mio padre.

L’ho già fatto.
Un giorno si è fatto mettere due timbri carburante in più dal benzinaio.
E ho scritto a Mi Manda Raitre.
Non mi si sono filati.

In ogni caso, brutalizzare Cip & Ciop è da stronzi.

Ma lo fa sempre
quando si trova di fronte qualcuno con l’umore
migliore del suo.
Ed è molto facile che accada.

Ma il ritorno era già compromesso
da qualche decina di minuti
Quando un gruppo di amici di Preganziol
ha applaudito il pilota RyanAir per l’atterraggio.

Applauso tiepido.
Low Cost.

Io e mio padre
proseguiamo il viaggio in silenzio.
Io offeso per la storia degli scoiattoli.
Lui fiero per avermi zittito.

Oderzo.
Arriviamo.

Scendo dalla macchina col mio Trolley blu.
Lo uso solo quando sono sicuro che non mi veda nessuno.
Io odio i Trolley.

C’è qualcosa che non va.
A casa mia è come se tutto fosse uguale
ma c’è qualcosa di diverso.
Non capisco.
Entro in camera.
Mi porto la classica sensazione de “il gatto di Matrix”.
Il sistema è sempre lo stesso.
Ma qualcosa lo disturba.
Un’interferenza.
Un déjà vu.

Torno a uscire.
Mi accendo una sigaretta.
Tanto ormai ho fatto il coming out in famiglia.
Tempo fa avevo smesso di fumare per 8 ore.
E ho detto ai miei che avevo smesso.
Definitivamente.
Ho continuato questa farsa fumando di nascosto per sei mesi.
E’ un modo per dare sale alla vita.
E per far felici aspettative altrui.
Perchè il giorno in cui le tradisci, gli altri ci stanno più male.

Me l’ha insegnato mio padre.

La Camel Light è arrivata alla fine.
Quando visualizzo ciò che non riuscivo a vedere.

C A R P O R T E R

Esclamo:
“CarPorter”
E ripeto:
“Carporter! Carporter! Carporter!!!!”
Urlo. Urlo. Urlo di gioia.

Corro da mia madre gridando:
“Ha messo su il carporter!!!!
Io non c’ero e lui ha messo il carporter!!!!”
Sto danzando di gioia.

Mia madre come al solito non capisce.

La scuoto.
La bacio.
Ma non capisce.

Il mio vicino di casa,
quello che sta di fronte a me,
ha costruito il Carporter

Nell’architettura nordestina da giardino esistono tre topoi
ovvero tre elementi ricorrenti, interscambiabili, cumulabili.

1) Il Gazebo
2) La Pompeiana
3) Il CarPorter

Tendenzialmente ogni architettura connota un ceto sociale diverso.

Il Gazebo

Collocato solitamente nelle bifamiliari o nelle casette a schiera,
il Gazebo raccoglie e supera l’eredità cattolica del “tempio casalingo”.
Se la famiglia è molto credente le due strutture, gazebo e tempio,
sono di solito accostate.
Il Gazebo non richiede esigenze particolari di spazio
quindi ben si colloca nei microgiardini.
Spesso viene drammaticamente associato alla griglia del barbecue,
o, per i più fortunati al caminetto esterno.

La pompeiana

La pompeiana invece rappresenta chiaramente
l’emancipazione della famiglia borghese dalla “plastica”
e dal “ferro battuto” tipico di un volgare Gazebo.

La pompeiana introduce un elemento nuovo: il legno.
A spiovente dalla parete esterna della casa la pompeiana ha una triplice funzione:
1) riparare del rovente sole del nord-est e creare un piccolo riquadro d’ombra
nell’assolato deserto
2) creare nuovo spazio dove poter piantare originalissimi geranii
sulle vasche esterne.
3) creare un posto macchina all’ombra all’esterno

Il carporter

Ma il vero colpo di genio è il carporter.
Il carporter rappresenta
l’estensione del dominio della macchina.
Il carporter con la sua struttura legnosa
si fa largo arrogante occupando una trentina di metri quadri
e creando dal nulla almeno 4 box macchina coperti.
Che aggiunti ai due posti macchina presenti nel garage dell’edificio
fanno sei posti macchina.
Il carporter trasforma la tua casa in una concessionaria.
Rustica.

Avrei voglia di tenere un piccolo trattato anche sulla:
Casetta degli Attrezzi.
Ma sono stanco.

Ancora sotto shock
per la vista del Carporter.
Ne voglio uno in camera.
Per la mia collezione Polystil.

Se avete voglia
Se avete una digitale
Se avete uno spiaccato senso dell’orrido.

Potete mandare qui le vostro foto
di perle architettoniche:
enrico.marchettoCHIOCCIOLAgmail.com

Saranno pubblicate in un’apposita rubrica.
Sono bene accette foto di: carporter, pompeiane, gazebo,
stagni finti, casette per gli attrezzi, decorazioni da giardino.
Sono esclusi i nani. I nani ormai sono cool.

Musica il ritorno: Future Sound Of London

Colazione da Tiffany

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | sabato 4 novembre 2006 10:21

“Vai tu ad appenderli?”
“No, mi vergogno”
“Cosaaaa?”
“Mi vergogno!!!”
“Ma sei coglione?”

E’ da qualche anno che abbiamo “la gatta”.
Si chiama così, “la gatta”.

Il nome l’ho inventato io.
Quando l’abbiamo portata a casa in fasce.

E’ un omaggio a Blake Edwards
e allo splendido amore tra Holly e Paul.

“La gatta” è un animale meraviglioso.
Minimal.
Oltre a intonarsi perfettamente col marmo bianco della casa,
fa solo le cose essenziali che tutti i gatti dovrebbero fare:
– fa le fusa quando ha fame
– “soffia” quando la disturbi
Antipatica, acida, menefreghista, con le antenne alzate per ciò che le succede intorno.
Mi assomiglia.

Io con lei avevo un rapporto splendido.
Un cenno di saluto, due formalità rituali e poi ognuno per i cazzi propri.

Keyword: anaffettivi.

10 giorni fa scompare.

Mi attivo nel preparare i cartelli denunciando la scomparsa.
Creo dei fogli A4 con la scritta “Abbiamo perso il gatto!!!”.
Utilizzo un pay-off accattivante per catturare l’attenzione.
Scrivo l’annuncio utilizzando font slab serif Rockwell per donare maggiore eleganza decorativa.

Inserisco una foto che ritrae “la gatta” in una posa filosofico-riflessiva.

Mio fratello si rifiuta di andarli ad appendere.
Si vergogna.
Ha 17 anni.
Si sente inadeguato.
Appendere un A4 lo farebbe diventare un paria sociale.

Io lo sono già.

Mi aiuta mia madre.
Il fantasma di mio padre si stupisce del fatto che avessimo una gatta.

Entro al bar.
Signora maleducata dietro al banco.
Una Dieta di Saggi discute attorno.
Il tema del giorno è: “La proporzione tra KW e tassazione”.

“Scusi posso appendere il cartello?”
“Se l’è pubblicità, te ‘o pica là bas”
(Se è pubblicità lo appendi laggiù)
“No veramente ho perso il gatto e lo sto cercando”

Interviene sulla scena un partecipante al Reichstag Etilico.
Ha le stesse fattezze di Guglielmo d’Orange.
Coi capelli un po’ più corti.

Con voce grossa.
Già scottata dallo spritz.

“Ah ah ah, sta tranquio el gat no te ‘o trova pì”
(Mettitela via perchè il gatto non lo trovi più).
Mi giro.
Lo punto diretto negli occhi.
“Beh su dai..un po’ di ottimismo!!! L’ottimismo è gratis!”

Orco.

Ho detto la parola che non dovevo dire.

Ho detto la parola proibita.

E in più associandola a “ottimismo
che ha i giorni contati da queste parti.

Ho detto “gratis“.

E infatti.

“No i te insegnà che quando calcossa la è gratis,
la è sicuramente ‘na ciavada?”
(Non ti hanno insegnato che quando qualcosa è gratis
è sicuramente un’inculata?
).

Esco.
Punito.
Mi dimentico sempre di fermarmi di fronte alle Colonne d’Ercole.
Ho il vizio di sorpassarle.
E vengo puntualmente punito.

Inforco la bicicletta (altra parola proibita)
e me ne vado fischiettando
Mr. Sandman, bring me a dream….

La gatta non è più tornata.

Il controcoro mi risponde cantando a squarciagola: When Something Is Wrong di Isaac Hayes

I Grandi Maestri: Luca Dorigo

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | giovedì 2 novembre 2006 17:04

Musicano il dialogo: The Priscillas