Tito Schipa

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | martedì 27 giugno 2006 08:02

Non credo di aver fatto una grande uscita.
Esterno Salernitano
Cena in pizzeria tipica venduta alla crew intellettuale come “la pizza più buona del mondo”.
Modestia e basso profilo meridionali.
Ma ci crediamo.
In tavola veniva servito il gotha dei sociologi della comunicazione in Italia.

Una furtiva lagrima

negli occhi suoi spuntò.
Quelle festose giovani
invidiar sembrò.
Che più cercando io vo?
Che più cercando io vo?

Il guru nel gotha a un certo punto narra di come ogni estate frequenta una spiaggia con la moglie e la figlia in una località romagnola.

M’ama; sì, m’ama; lo vedo,
lo vedo.

Per spiegare la location esatta del luogo esordisce:
“Hai presente la spiaggia naturista? Ecco dalla parta opposta”
Risate sommesse.
In questi casi un essere umano chiamato Enrico ex ditvdiari ha due chance:
a) starsene zitto
b) starsene zitto
E invece….

Un solo istante i palpiti
del suo bel cor sentir!
I miei sospir confondere
per poco a’ suoi sospir!
I palpiti, i palpiti sentir!
Confondere i miei co’ suoi sospir!

E invece:
Vedi, tu che te ne intendi di comunità non dovresti sottovalutare i naturisti”

Gelo.

“La comunità online naturista è uno dei fenomeni più strani che mi è capitato di indagare.
Si strutturano in microforum a seconda del territorio di appartanenze e hanno codificato un linguaggio comunitario molto particolare. Per esempio il costume da bagno lo chiamano tessuto. Oppure il naturista ha il terrore del manovales ovvero del guardone che si nasconde dietro un cespuglio e si fa un sega”

Gelo.

La regia non fa sfumare prima della parola cespuglio.
Nessuno manda la pubblicità.
L’addetto alle risate finte è rimasto paralizzato.

Cielo! si può morir,
di più non chiedo,
non chiedo.

“Si fa una sega”.
Alla “g” di sega realizzo che forse questo aneddoto sociologico
non è un gran biglietto da visita in vista del mio debutto in società
con un intervento 12 ore dopo.
Alla “a” di sega realizzo che dovrei smetterla di occuparmi di tutte le
sottoculture più strane della rete, naturisti compresi.

Cielo! si può, si può morir,
di più non chiedo,
non chiedo.
Si può morir,
Si può morir
d’amor!

12 ore dopo per fortuna nessuno si ricorda più di manovales e di naturisti.
Faccio il mio intervento spaccando il minuto del tempo concessomi.
E sono in molti ad applaudire.
Nonostante alcuni inserti monografici tratti da Gay.it
Emozioni rare.

Accompagna la relazione: Monkey Gone to Heaven dei Pixies

Salernitana 4 – Treviso 0

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | martedì 20 giugno 2006 22:52

Pomeriggio, ufficio.
Appena uscito dal medico.
Il mio medico è un mac-user.
E come tutti è un Suppo-Mac (cit.)
Fastidiosissimo.

Dopo anni fatico ancora a capire questo feticismo monomarca.
Chiunque usi mac si sente in diritto di dirti che il tuo mondo è una merda.
E te lo dice gratis, senza guadagnarci nulla, senza venderti nulla.
Ti disprezza, compiaciuto.

Il mio medico mi vuole bene.
Perchè anch’io ho un merda-book dodici pollici, identico al suo.
E sono più sano della media dei suoi pazienti.
Perché il mio medico crede in me e nel mio sistema operativo.
Il mio medico dice che sì, sto male, ma posso tranquillamente partire per Salerno.

Domani alle 7 e 15 un InterCity Plus salvatosi miracolosamente dallo sciopero
mi porterà dritto dritto a TerroniaLand. Per un intervento a un seminario di Sociologia.

Il viaggio in treno dovrebbe essere sponsorizzato Apple:
– io, con un merda-book 12″
– Ivo, con un merda-book 14″
– Giorgio, con un power-merda-book 15″

I pollici dello schermo rispettano anche l’ordine gerarchico accademico.
Significativo.

Il titolo del mio intervento:
CMC e Social Network, verticalizzazione della comunità.
Devo ancora prepararlo.

Mi dedico: Sexy di Luca Carboni

Arcano senza nome

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | lunedì 19 giugno 2006 22:08

La settimana scorsa ero molto offeso.

Sono passato da una combo Nokia + Vodafone
a una sperimentazione LG + Tre.
Dovevo punire in qualche modo l’assenza della parola “diarista” dal T9 del Nokia.
Ho controllato, manca anche “tronista”.
La Svezia va punita.

Da piccolo i miei mi chiamavano Chicco.
Negli album di famiglia mia madre ha infilato delle fastidiose didascalie didascaliche alle mie foto dei primi anni di vita.

Foto: io piango con un modellino Polystil in mano.
Didascalia: Chicco attira l’attenzione.

Foto: io mangio un panino di fronte a Palazzo Ducale a Urbino (all’epoca non avevo ancora dichiarato guerra al carboidrato complesso)
Didascalia: Chicco mangia un panino.

Essere didascalici fa parte della formazione magistrale di mia madre.
Crescere un figlio stronzo ne è la conseguenza.
Se ti trovi di fronte a una chiesa e tua madre te la indica e dice: “vedi, quella è una chiesa”, a 30 anni quando ti troverai di fronte a Notre Dame dirai: “eh vabbé, è una chiesa”.

Hanno smesso di chiamarmi Chicco quando hanno capito che ero stronzo.
E Chicco era inappropriato. Disneyano. Poco cinico. Troppo children-toy.

La frustrazione vera cominciò a metà anni ’80 con i Ragazzi della Terza C.
Io volevo essere una versione colta di Chicco Lazzaretti.
Io ero Chicco Lazzaretti.
Cominciai una campagna tesa a redarguire chiunque si rivolgesse a me chiamandomi Enrico.
“Chicco, chiamami pure Chicco”.
All’epoca indossavo una maglietta American System, jeans El Charro, cintura El Charro.
Le scarpe non le cito nemmeno, ci potete arrivare.

La campagna per la diffusione del mio esperanto proto-paninaro
fallì clamorosamente.
Nel frattempo i miei tentarono una rapida conversione aristocratica del mio nome in Henry.
Ma l’inglesismo negli apparati di partito anni ’80 era proibito.
Figlio paninaro.
Genitori comunisti.
Aspettate altri dieci anni.
Aspettate un boom economico.
E i ruoli, magicamente, si ribalteranno.

Poi è arrivato il tempo di Checco.
Ma di questo avevo già narrato.

Poi, da qualche mese, EnricodiTvDiari.

Tutto questo post per dirvi che a un angolo di Parigi
ho incontrato Jodorowsky.
Mi ha letto i tarocchi.
Come fa lui.

Lontano dall’essere predittivo.
Vicino all’essere semplicemente terapeutico.

E’ uscito l’Arcano senza nome.
Che i pezzenti chiamano “la morte“.
Ma è solo cambiamento.
L’esigenza di operare una trasformazione.

EnricodiTvDiari, questo Enrico, muore qui.

Mi trasformo ringraziando tutti voi e vi dedico I wanna be adored degli Stone Roses

Coronare i sogni

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | giovedì 15 giugno 2006 14:37

Sono anni che sogno questo momento.
Voi non riuscite a capire.
Ho partecipato a TvDiari con la sola speranza che questo momento arrivasse.
Io sono un privilegiato.

Si comincia:
1) “sono felice anche se non ho vinto sono convito di essere stato me stesso fino in fondo”
2) “del viaggio non me ne frega nulla, è l’esperienza che conta”
3) “io sono così: prendere o lasciare” con variante in “Questo è il mio carattere”
4) “fa parte del mio carattere la sincerità e a TvDiari l’ho dimostrato”
5) “sono contento se ho lasciato delle emozioni al mio pubblico”
6) “non ho nulla da dire sui miei compagni di avventura, tutti fantastici”
7) “sono felice, felicissimo della vittoria di Filippo, in fondo se la merita”
8) “il pubblico è stato favoloso. Quando ti fermano per strada e ti riconoscono è una sensazione indescrivibile”
9) “L’Enrico vero è quello lì, quello che avete visto”

10) “No, il mondo dello spettacolo non mi interessa. Non fa per me. Sono felice così”

Ocio alle foto.
Ne arriveranno ancora.

Avete idea di chi musica sto post? L’ultimo cd di Alberto Donatelli

Il vincitore

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | giovedì 15 giugno 2006 12:40

Hey sono tornato da poco.
Non ho molto tempo.
Volevo solo lasciarvi un foto del vincitore di TvDiari.
Emblematica.
Spero sia di vostro gradimento.

Musica la vittoria: Sexual Healing di Marvin Gaye

Diaro di un Diarista a TvDiari – Parte III –

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 14 giugno 2006 10:53

Io credo che dopo una foto del genere non servano ulteriori commenti.
Sono in un Hangover incredibile.
Ho fatto colazione da poco.
Sono molto seccato: il t9 del Nokia non ha la parola “Diarista”.

TvDiari è finito. O, meglio, finirà con la puntata di stasera.
Credo sia il caso di non perderla.

Il lungo racconto e tutto il materiale fotografico arriverà a breve.
Vi lascio solo con un highlight.

Arriva Katamashi. Sono un suo fan.
Ero imbarazzato.
Ero ansioso.
Non sapevo che dirle.
Prendo coraggio.

“Scusa Kata…..hai per caso un Lexotan?”

Musica questo post l’Happy Birthday cantato da Marylin.

Diario di un Diarista a TvDiari – Parte II –

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | martedì 13 giugno 2006 15:41

Meno 3 ore alla finale.

Reception dell’albergo.

“Avete il wi-fi?”
“Sì ma solo nella hall”
Eccomi.

Forse non dovrei svelare i dettagli.
Non ne ho idea.
Però i diaristi finalisti cominciano ad affluire.
Nell’ordine: Alberto il cantante, Maria Cristina la baronessa, Cristina PussyWagon, Laura.
Appena arrivate Monia la sindacalista e Stefania, quella a cui sto sulle scatole.
Filippo è entrato salutando blandamente e si è chiuso in camera.
Indossava infradito, camicia hawaiana e cintura con fibbia che non sono riuscito ad individuare.
Sono in attesa di Davide, l’interista, il mio preferito.

Io sono casual. Troppo casual. Vado a cambiarmi.
A dopo.

Musica l’incontro: la sigla di TvDiari

Diario del Diarista a TvDiari – Parte I –

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | lunedì 12 giugno 2006 17:01

marchetto_piccolo

Sono due giorni che ascolto i Royksopp.
Sono nervoso.
Ho addirittura addosso una t-shirt dei New York Yankees. Squadra che odio.
L’ho messa per esorcizzare i demoni.
Ieri mattina, durante l’intervista, il giornalista del Piccolo di Trieste,
mi ha chiesto “ma su che canale Sky trasmette AllMusic?”.
A Trieste non sanno cos’è AllMusic.

Ieri un volto simpatico mi dice:
“Devi tagliarti i capelli. Sarà il tuo rituale”
Detto, fatto.

Stasera. Ore 19.30 AllMusic.
Prima serata di Finale.
Se hai voglia vota.
Manda un sms al 48447 con su scritto Tv Enrico

Un amico accanto a me mi suggerisce di piazzare come colonna sonora: Inevitabile Follia di Raf

Grezzume Etero

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | venerdì 9 giugno 2006 17:07

Parcheggio la Punto Grigia di fronte alla banca.
Tom Yorke ha appena finito di duettare con Bjork quando spengo il mangianastri.
Scendo.
Si spalanca la porta dell’Audi e il mio pantalone blu di
Marithé et François Girbaud sfiora il sedile.

Questa sera sono intellettual-chic.
Indosso un paio di occhiali finti e una camicia verde pistacchio Fay.

Partecipanti alla serata:
– Momi, restauratore di mobili antichi, proprietario dell’Audi
– Bisteca, figlio del macellaio del paese e macellaio a sua volta
– Mario, agente di commercio con velleità politiche
– Io, declinato in vari me

La meta è Jesolo in una notte alle soglie dell’estate.
La meta è il compleanno di femmina appartenente alla categoria:
– bionda capello liscio lungo
– commessa di una boutique
– alle soglie del matrimonio
– alle soglie dell’adulterio

Il tema della trasferta è la nuova girlfriend di Momi.
E’ tempo di grezzume etero.
Le keywords sono:
– “telaio impressionante”
– “ha degli occhi incredibili”
– “beato ti che te ssì riussio a vederghe i oci” (beato te che sei riuscito a vederle gli occhi) simulando il gesto del pettorale prominente

Arriviamo al Casablanca semivuoto.
Faccio presente quanto sia terribilmente in
arrivare in anticipo.
Sorprendendo tutti.

“Perchè?”
“Perchè Il Casablanca lo devi trattare con indifferenza. Se arrivi all’una e mezza
il pubblico capisce che il Casablanca è la tua meta. Che sei arrivato lì appositamente.
Per rimanerci, per chiudere la serata. Se arrivi a mezzanotte, il Casablanca è un transito, un atto quasi
dovuto con cui ti sei dovuto sporcare, chi arriva a mezzanotte deve avere sempre la faccia annoiata
di chi deve andarsene subito, di chi ha qualcosa di meglio da fare.
Tu sei lì per fare un favore al Casablanca.
Tu sei lì per dire ci sono, mi tocca ma mi aspettano da un’altra parte.
E verso l’una e mezza ti puoi permettere di compatire chi arriva e te ne vai.
Al Casablanca non ci vai, ci passi

Sono convincente.
Ma non avevo dubbi a proposito.

Il compleanno tarda a cominciare.

Ci sediamo su un tavolino minimal-basso costeggiato da divani minimal-bassi.
Incombe sopra di noi un lampada minimal ad altezza capezzolo.

Accanto a noi un terzetto femminile ben promettente.
Corpiduri inflessibili, signorine Rottermeyer avvolte in pantalone bianco, shorts-jeans e pantalone blu.
Over30. Troppe lampade. Davvero troppe.
Hanno lo sguardo severo.
Le odio già.
Vorrei strangolarle con una stola di Celeste di Francesco, ma sarebbe davvero troppo upper per loro.
Parlano un italiano non perfetto. Con forte cadenza veneta-pop.
Si stanno divertendo perchè hanno inserito la modalità “compartimentazione del venerdì sera”.
Donne con donne. Uomini con uomini.
Caserma vs. Gineceo.

Stanno parlando dell’addio al nubilato imminente di una di loro.

Bisteca le guarda ininterrottamente.
Io non me le filo di striscio.
Mario è sparito.
Momi è già ubriaco. Pesantemente ubriaco.

Arriva il secchiello del Moet Chandon.
Trattengo il mio disappunto.
Non potrò berlo dato che mi crea acidità di stomaco.
Molte marche mi creano acidità di stomaco.
Il Bollinger no. Il Bollinger è terapeutico.
Ma non avanzo simili pretese al Casablanca.

Momi ha già rovesciato il contenuto del bicchiere per terra
inciampando sull’ennesima, pessima PGN, Prada Ginnica Nera.
Bestemmia.
Incrocio lo sguardo di Bisteca per capire il da farsi.
Bisteca sorride. Laissez Faire, mon petit ami. Je dois rire.

Momi si riempie il bicchiere di nuovo.
Con un’azione maldestra rovescia l’intero secchiello.
Ghiaccio ovunque.
Le tre corpoduro non credono ai propri occhi.
Le tre corpoduro relativizzano il momento sotto la voce: “e adesso?”

E’ incrediibile il potenziale terroristico dell’acqua.
Acqua per terra = Paura.

Una delle tre mi chiede di portare fuori dal locale Momi.
“E’ ubriaco”. Mi dice.
“Beato lui”. Rispondo.
Se ne va offesa.

Alle mie spalle è tutto un commentare il pavimento bagnato.
L’indignazione sociale si fa pesante.
Tentano di richiamare l’attenzione di una serva del locale.
La schiava ha un vassoio in mano e sfiora con lo sguardo il dito alzato della corpoduro e tira dritto.

Momi è in un angolo soddisfatto.
E’ in posizione mefistofelica.
Io e Bisteca continuiamo a guardarci soddisfatti.

Per terra è un lago.
Le tre corpoduro sempre più indignate.

Momi si allontana per un attimo
poi si siede accanto alle tre corpoduro
dalle sue mani spunta qualcosa di color pervinca.
E’ una tovaglia enorme.
Forse quella del tavolo accanto.
Le tipe lo guardano inorridite.
E’ ubriaco.
Ha sporcato.
Va ostracizzato.

Momi si avvicina a una di loro.
Io e Bisteca ci avviciniamo a lui.
Non per fermarlo.
Ma per ascoltare l’oracolo.

Momi fissa la più isterica e stronza delle tre.
Allunga il braccio e le porge la tovaglia color pervinca.
Mima il gesto dai la cera, togli la cera.
“‘Scolta, ti che te si pratica, parché non te scominzia netar par tera?”.
Senti, tu che hai dimestichezza, perchè non cominci a pulire per terra?

Musica il maschilismo: Hulk Hogan con I’m real American

Alice nel Paese delle Meraviglie

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | giovedì 8 giugno 2006 11:50

Vi posso assicurare
che questo
è uno dei posti più strani dove un essere umano
possa scrivere un post.
Un micro-post.

Non c’è nessuna colonna sonora. Solo una forte luce di neon.

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