Barbra Streisand – Parte II –

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 31 maggio 2006 18:02

Mr. Big mi saluta. Sono in imbarazzo.
L’ho sputtanato sul mio blog e anche se mi ha mandato un sms carino
Lo sai che sei un pezzo di merda? 🙂
sono in imbarazzo lo stesso.
E poi.
E poi non mi aggregherei mai a una situazione sociale
simulando casualità d’incontro.
Se non fosse che oggi mi sento dannatamente solo.
E dovrei andare a casa a pulire camera mia.
E’ un cesso da troppo tempo.


Qui sopra uno scorcio dell’angololetto

Ma sarebbe troppo, davvero troppo.
E Brie Van De Camp mi cazzierebbe: le pulizie si fanno al mattino.

“Tutto ok?”
“Tutto ok”
Lui è raggiante, gli faccio tana immediatamente.
“Com’è andata?”
“Ti dico dopo”
Il problema di Mr. Big sono gli uomini in grigio.
Troppo grigi per condividere astra et aspera sentimentali.
Big e io lo sappiamo.
Ci dileguiamo all’interno del locale io e lui lasciando i Grigi
fuori. L’argomento dell’aperitivo era: prezzi dei capitolati triestini.

– “Allora?”
– “Allora cosa stronzo? [emoticon] Sai che se legge capisce no? [emoticon]”
– “Figurati se legge…”
– “No infatti, non credo”
– “E anche se legge fregatene. Magari la prossima volta fa meno la pavida”
– “La cosa strana è che per tutta la sera non è stata affatto pavida, anzi ti dirò forse ero più pavido io”
– “Tu? Ahaahahaha”
– “Giuro. Beh comunque la punta era verso le nove e mezza. Dopocena. Andiamo…”
– “Andiamo un cazzo: dettagli, cazzo. I dettagli sono tutto. Tipo la mise?”
– “Che cojoni…boh aveva gli stivali blu…”
– “Summer Boots?”
– “Eh?”
– “Stivali estivi, quelli per capirci”.

Con il dito indico una brainless locale ventiseienne nota come
“La Rana”,
per un eccesso di silicone sulle labbra. Indossa dei summer boots, marchiati del brand principe dell’estate 2006: Cattivo Gusto.

– “Ah no più tranquilli, col tacco alto, blu o nero non ho visto bene. Una gonna bianca e nera e un top nero..”
– “Accessori?”
– “Ma mollami cazzoooo. ‘nsomma andiamo a bere qualcosa al locale quello vicino al museo. Boh comunque è strana”
– “Strana?”
– “Ma sì all’inizio credevo non volesse uscire. Poi è uscita ed era tranquillissima come se non fosse capitato nulla. Perfettamente a suo agio. Io ero bloccatissimo. ‘Na mezza figura di merda”
– “Lemon?”
– “No zero. Nemmeno sfiorati. Rimonto in macchina. E vado via. Hai presente quando guidi…che pensi a mandare il richiamino, il messaggio per la notte?”
– “Eh…”
– “eh, non veniva un cazzo. Zero. Non sapevo cosa scriverle. Arriva un messaggio ed è lei: “ho voglia di rivederti””
– “Fico..”
– “Fico un cazzo, contropiede, sorpasso a destra. Se ti arriva un messaggio del genere significa due cose, che o ti si vuole fare e ti sta dicendo sveglia! oppure si è presa bene dai tuoi modi, da questa tua elegante distanza”

Mr. Big continua raccontando del sabato. Si sono rivisti e baciati.
Bacio a fine serata.
Naif.

Ma io sono già in fase “mi prendo male”.
Non ho nemmeno 15 euro per comprarmi un ventilatore da attaccare alla porta USB.
E rinfrescarmi.
Non posso nemmeno squillare il numero di casa dei miei e fare il mio di richiamino perchè non è notte.
E svegliarli.
E cancellare subito il suo volto raggiante nella vendetta.
Non ho chances.
Mi tocca fare la cosa che odio di più dopo i carciofi.
Mi tocca restare indifferente.

La chiosa è affidata a Cristiano Malgioglio e al suo capolavoro: Scandalo

Intervallo: Savoltans

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 31 maggio 2006 17:29

Io ho amici interessanti.
Alcuni di loro organizzano dei reading letterari.

Se per caso vi trovate nei dintorni di Padova domani sera
beh non sottovalutate l’idea di gustarveli.

Questa volta portiamo il nostro reading a Padova.
Poesie, racconti e tanto altro tra estratti dalle nostre sei uscite e vari inediti fatti in casa.
Il tutto letto e recitato con l’accompagnamento di violoncello, batteria e laptop.

Leggono: Marco Blasutig, Andrea Muzzatti, Davide Passera, Federico Pellarini, Andrea Pilia.
Martina Bertoni al Violoncello, Alessio Ghezzi alla Batteria, Steve Nardini Laptop e Tastiere.

Giovedì 1 Giugno alle ore 21.00 in Piazza Sartori a Padova.

Ti aspettiamo.
http://www.savoltans.it

Uno di loro si chiama Andrea Dario Formica e ha scritto un libricino stupendo, d’amore. S’intitola Tubi Fritti. E proprio Tubi Fritti fa da accompagnamento a questo Intervallo

Barbra Streisand – Parte I –

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 31 maggio 2006 10:17

La sveglia non suona.
La mia sveglia è il bambino dei vicini.
Ma non importa.
I Live Again.

Da un po’ di giorni dormo nudo.
Credo sia terapeutico.
Ma cercare un paio di boxer in una valigia non sfatta è impegnativo.
Soprattutto alle sette e mezza del mattino.
Non che mi dia fastidio fare colazione nudo, solo che non ho le tende.
E la pseudo-Nunzia del piano di sotto si è già lamentata un paio di volte della mia impudicizia.
Domani devo ritornare a dare un senso al mio completo da notte Julipet.
Azzurro con piccolo ricamo blu all’altezza del capezzolo sinistro.

Il tizio di SkyMeteo24 oggi sorride.
E’ meno impacciato del solito.
SkyMeteo24 è il canale che manda
in Heavy Rotation una schiera infinita di cavie umane. Ne cambiano una a settimana.
Dice che a Trieste butta male, pare che alcune correnti che vengono da sud
non abbiano grande familiarità con un anticiclone.
Odio il meteo. Dai tempi di Bernacca, unica grande icona fetish di mio padre.
In una sera di metà anni ’80, fresco della morte di Berlinguer, mio padre mi ha guardato e mi ha detto: “Scommetto quello che vuoi che Bernacca è un Compagno“.
Meteo Togliattiano.
Anticiclone Breznev.

In sottofondo: Papa, Can You Hear Me di Barbra Streisand.

Sciolgo le proteine alla soia nel caffelatte. La mia colazione
è calcolata per fatturare un massimo di 450 calorie. Che brucerò in media nell’arco di 4 ore.
Ma stamattina ho i coglioni veramente girati.
E il processo di sintesi alimentare sarà molto più rapido e violento del solito.
Confeziono un micropasto da consumare a metà mattinata.
Io non devo mai avere fame. La fame è il male.

Intingo il mio collo con una punta di Michael Kors.
For Woman.

Chiudo la porta di casa col portatile spalancato in mano.
Verifico ogni giorno la possibile presenza di un campo Wi-Fi da “sniffare”
come direbbero gli orridi feticisti delle nuove tecnologie. Ne ho individuato uno al primo piano.
Ma il mio merda-book non ci arriva.

Chiudo il portatile e lo inserisco nella mia borsa a tracolla MHWay,
acquistata a Milano da MHWay
“Scusi mi fa lo sconto vero?”
“Beh lo sconto no…posso farle un arrotondamento…”
Arrotondamento.
Milano delenda est.
Io mi occupo di spargere il sale.

Mattina e pomeriggio passano.
Verso le 17 un pop-up di mutui online mi manda in paranoia economica.

Post-it: contattare un life coach per il mio portafogli Piero Guidi linea Magic Circus. Ne ha estremo bisogno.

I miei colleghi se ne vanno.
Ne approfitto per trasformare l’ufficio in un dancefloor.
Carico da I-Tunes la playlist rinominata Anti-para.
Di solito:
– Zodiacs di Roberta Kelly
– Sunshine di Erick Morillo ft. Audio Bullys
– Papalla di johnson Righeira
funzionano divinamente.
Stavolta no. Il mio umore continua a sostare imperterrito tra la caviglia e le ciabatte.
In ufficio uso le ciabatte.

L’appuntamento è per le 18.30
In realtà non ho nessun appuntamento.
Ma so che il martedì Mr. Big e alcuni UominiInGrigio
si trovano al Circus. Il Circus mi piace se non fosse
per quest’attitudine di portare i Labrador a spasso verso le sette di sera.
E sostare sfilando tra tavolini in vimini.
Io odio i cani.
Soprattutto i cani da riporto.
Giocano col tuo senso di colpa.
Se lancio una cosa è perchè me ne voglio liberare.
Se tu me la riporti sei stronzo.
I Labrador hanno senso solo se tu potessi noleggiarli quando vai al mare d’inverno.
Per la passeggiata.
10 euro per due ore di Labrador coreografico li spenderei.

[FINE PRIMA PARTE]

Accompagna questo 49% dell’intero post: 49percent dei Royksopp

Amami perchè sono la stazione

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | domenica 28 maggio 2006 15:28

Dovessi scrivere un racconto di fantasmi, sangue e terra lo ambienterei
nel Veneto Orientale. Luoghi come Villanova o San Stino di Livenza
sembrano sorriderti. Fino a quando cala la sera se non la notte.

Post-it: ricordarsi di ambientare un horror in stile “Eraldo Baldini” a Torre di Mosto.

Il venerdì compio il mio rituale ferroviario.
Treno delle 17 e 47 da Trieste.
Tappa in una remotissima località del Veneto Orientale.
E poi corriera fino a Oderzo.

Di solito tra il treno e la corriera ho una latenza di 25 minuti.
Che impiego discorrendo con Claudio. L’edicolante della stazione.

Claudio sostiene che io faccio la professione del diavolo,
perchè da quando c’è Internet lui non vende più porno. E che quindi
se il suo fatturato è diminuito è anche colpa mia.

“Te ricorditu i bei tempi de Blitz? De “Le ore”?”
“Claudio ero piccolo, però mio zio li collezionava”
Zio camionista.
Ma anomalo. Privo di calendari in cabina.
Anzi, Gabina, come si dice dalle mie parti.

La corriera tarda.

“E sto casso de mona?” Claudio mi indica la copertina di Libero con una caricatura di Prodi.

La corriera è in ritardo di 10 minuti.

“Sto faccia de merda…”
“Claudio scusa ma la corriera?”
“Oggi non la xé la coriera, oggi xé sciopero”

Stringo tra i denti una bestemmia.

Esco di corsa fuori dalla stazione.
Ansia.
Panico.

Come torno a casa?
Processare molte informazioni al secondo è la cosa che amo di più.
Ok.
Ho solo due soluzioni:
a) pesco qualcuno che sta aspettando un passaggio dalle mie parti e impongo la mia presenza a botte di sorrisi che solo la mia faccia di culo riesce a produrre
b) faccio autostop

Tento la soluzione A.

Noto vicino al bar un tizio in piedi con Trolley in piedi.
Il tizio è leggermente più alto del Trolley.
Porta occhiali ray-ban, pantaloni a vita bassa e T-shirt rossa di marca Holsen.
Cintura DSquared.
Il rilevatore di cattivo gusto post-adolescenziale comincia a lampeggiare.

Mi tolgo i sunglasses Bottega Veneta (non lo voglio abbagliare) e lo punto:

“Scusa…”
Nessuna reazione.
“Scusa…”
Si gira e mi guarda.
“Stai aspettando un passaggio?”
“Eh sì” La risposta arriva in ritardo. Ha processi cognitivi molto lenti il ragazzo.
“Posso chiederti uno strappo?”
“Guarda scusami ma ho preso il treno sbagliato. Dovevo andare a Udine
ma sono finito qui. Ora aspetto mio padre”
“….”

Realizzo che se un giorno mio figlio mi chiamerà chiedendomi gentilmente
di farmi 95 km per venirlo a prendere in una stazione sperduta solo perchè lui ha sbagliato
treno, quel giorno io non ci sarò più.

Una cintura DSquared costa 120 euro.
Un caffé 80 centesimi.
Con 150 caffé in corpo il treno non lo sbagli questo è sicuro.
E’ una questione di investimenti giusti.
E’ sempre una questione di investimenti giusti.

Mi prude la mano.
Il mio pollice è stanco di avere passatto dieci anni a mandare sms.
E appena se ne presenta l’occasione
pretende di tornare alla propria funzione primaria,
alla funzione per cui Iddio l’ha creato:
l’autostop.

All’altezza della chiesa lo estraggo.
Un pollice magro.
Snello.
Scattante.
Sinuoso.
Impossibile non fermarsi.

E infatti.

1° tratto: Pater Familias

– difficoltà 5
– interazione 8
– noia 2
Ducato bianco. Guidato da professionista sulla sessantina.
Mi introduco in macchina giustificando il fatto che a 30anni
sto facendo l’autostop alle sette del pomeriggio di un venerdì sera.
Nel Nord-Est ti devi sempre giustificare. Durante l’orario di lavoro.

Appena il Pater Familias sente che il servizio corriere è in sciopero,
comincia una dura reprimenda contro i dipendenti pubblici.

Nonostante il servizio corriere sia privato da tempo immemore.

La reprimenda si fa particolarmente accesa quando ti arriva all’area semantica:

“insegnanti elementari”.

Tre etichette:
– non fanno un cazzo
– sono tutte terrone
– sono tutte babypensionate

Se scateni il tuo odio contro la classe sociale delle maestre.
E il tuo interlocutore è figlio di maestra.
E il tuo interlocutore non ama particolarmente sua madre.
Come fai a non dargli corda?
E infatti:
“Sì xé una vergogna”
“Ma la cosa più vergognosa è che hanno tre mesi di ferie all’anno”
“Sì e poi le se permette de metterse in meso nelle scelte della famiglia”
“Sì sì bisogna tenerle lontane dai figli”
“Certo, le xé un danno. Un danno TOTALE”

Su TOTALE mi arrendo. TOTALE lo usano i teen.

Pater Familias mi prende in contropiede lasciandomi in mezzo alla strada
in una corsia centrale davanti a un semaforo rosso.
Pater Familias mi saluta sorridente.

2° tratto: Al Jarreau

– difficoltà 4
– interazione 1
– noia 3
Il sosia di Al Jarreau mi carica all’altezza del semaforo.
La 205 è in pessimo stato.
Lui poco loquace.
Lo stereo troppo alto.
Boh, proviamoci.
La mia tensione etnica non è mai stata delle migliori.
Non ci sono proprio portato al meltin’pot.
Proviamoci lo stesso:
“Di dove sei?”
“Di Motta di Livenza”
Ecco. Perfetto.
Uno si sta già immaginando la tirata esotica,
la famiglia che è rimasta in Marocco, lui che a inizio estate torna a trovarli,
il venerdì sera che è duro per lui, solitario. La discoteca ad Aviano dove sta per andare.
Niente.
“Motta di Livenza”.

3° tratto: Mario Schifano

– difficoltà 3
– interazione 10
– noia 5

“Posso farti una foto?”
“Perchè?”
Cazzo vuoi vedere che ho beccato un maniaco.
“Perchè saranno 10 anni che non vedo uno che fa autostop”
“Beh l’ultima volta che ho fatto autostop risale a 10 anni fa. Potrei essere sempre io”

Il regista della sit-com fa partire una batteria di risate finte.
[risate]

Scorgo una valigia in metallo.
“Fai il dj?”
Lui mi guarda sconvolto.
“No perchè?”
Sono troppo vitellone e discodancer cazzo.
Non posso vedere una valigia di metallo e pensare subito che lui sia
Joe T. Vanelli in incognito.
Lui capisce al volo:
“ahhhh per la valigia…no no ho dentro gli inviti”
“Inviti?”
“Sì espongo in una galleria a Porto”

Il nome di “Mario Schifano” è

Simone Artico
http://www.articos.it/index1.htm
Se siete dalle parti di Portogruaro.
Ditegli che vi ho mandati io,
quello dell’autostop.

4° tratto: La Signora

– difficoltà 2
– interazione 6
– noia 7

La Signora è una nichilista.
La Signora ha già visto tutto.
La Signora non crede più a nulla.
Fa la rappresentate di biancheria intima.
Ma il lavoro le va di merda.
La Signora ha i capelli cotonati.
E svariate forcine.
Di solito non dà passaggi.
Ma ha visto una faccia perbene.
Perbene.
Stronza, non è la mia faccia.
E’ il mio pollice, porta rispetto.
Il mio pollice è in grado di fermare il tempo.

La Signora è una logorroica tremenda.
Ma non ha idea di chi ha di fronte.
Io se trovo un logorroico rispondo come a poker.
O lo vado a vedere pareggiando la puntata. O lo triplico.
Non lo raddoppio mai.
Se raddoppi perdi.
A La Signora le ho tolto il fiato.
Keywords di ogni tipo: malasanità, garantismo, precarietà,
alfonso signorini (giuro), cinesi, rumene, convention,
internet.
La Signora si arrende.
Scendo dalla macchina tronfio.
Mi giro.
Le allungo la mano:
“Piacere Enrico”
Mi stringe la mano.
“Piacere…..ehm…”
Tentenna.
“Ehm…”
Prende tempo. Ma le vengo in soccorso io.
“Monica?”
“Sì Monica va benissimo”
“Buona serata Monica”
“Anche a te”

Ha accompagnato il Nostos: You Can’t Change Me di Roger Sanchez remixata da Harry “Choo Choo” Romero.

Marta Flavi

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | venerdì 26 maggio 2006 14:26

Fino a poco tempo credevo di essere un consulente aziendale.
Di quelli sfigati, di quelli *new economy*.

Dopo il mio debutto televisivo si è cominciato ad abusare di me.
Non in senso fisico purtroppo.

Inopportunamente mi si chiede consiglio su:
– astri
– amore
– risultati sportivi
– arredamento
– ortofloricultura
– abbigliamento
– letture

Capita quindi che un affezionato, direi affezionatissimo lettore di questo blog
mi chieda un consiglio legato alla sua sfera intima. Immediatamente
giro il problema a voi. L’affezionato lettore si incazzerà tantissimo.
Togliendomi anche il saluto.
Ma mi faccio carico della responsabilità.

A Mister Big piace una tizia.

La tizia pare dare del feedback.
Tergiversano con il solito uso e abuso polimediale (cit.).
Mail + SmS.
Sporadicissimi incontri Live in situazione comunitaria.

Capita per strani motivi che si organizzi un debuto di coppia.
Ma lei tergiversa.
Prima accampa scuse.
Poi dirotta la conversazione.
Non coglie due inviti piuttosto palesi.
Mister Big decide data e programma.
E lo palesa.
Lei prende tempo per decidere.

Mister Big mi scrive poco tempo fa e riporto testualmente le sue parole:

sono 24ore che aspetto la risposta,
ok l’incertezza ma mi sto rompendo i coglioni.
Secondo te mando l’ultimatum?

O è meglio punirla subito al volo scrivendole che dato il ritardo della risposta ho già preso impegni?

Io stavo per rispondere.
Per me l’unica risposta ovvia è la punizione.
Diretta e decisa.

Poi ci ho ripensato. E ho deciso di rimettere la decisione a voi, a noi.
Ragionandoci assieme.

Accompagna l’indecisione: Emily Kane degli Art Brut

Self Promotion

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 24 maggio 2006 09:48

Sia chiaro.
L’unico vero motivo per cui ho ricominciato a scrivere su un blog è l’autopromozione. Pochi cazzi.
Ok la sociologia cialtrona.
Ok gli spaccati antropologici del nord est
Ok le recensioni dei locali.
Ma qui si pone un problema non da poco.

Io fra venti giorni partecipo alle finali di TvDiari.
Finali che si svolgeranno presumibilmente il 12, 13 e 14 giugno.
Il 14 giugno compio gli anni.

Non so ancora nulla sulla formula. Zero.
L’unica cosa certa è che ci sarà il TELEVOTO.
In quei tre giorni bisognerà mettere mano al telefonino e dare il contributo:
mio, nostro, vostro.
Sempre che ve ne freghi qualcosa.
Io sono un tizio piuttosto competitivo. Odio perdere.

Perdere mi genera atteggiamenti nevrotici.
Vincere anche. Ma almeno ho vinto.

Io vi avverto.

Altra autopromozione.
La settimana prima delle finali tengo un corso di formazione a Milano:

Cultura Digitale in Azienda: le Comunità Virtuali

Magari a pubblicizzarlo qui sono fuori target…ma chissà mai.
Sconto garantito.
Vi offro pure da bere.

Accompagna questi trionfalismi: Valley of the Dolls di Mylo

Pietro Germi

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | lunedì 22 maggio 2006 21:21

Pietro Germi sta a Treviso
come
Micheal Moore sta a Bush.

Era il 1965 quando usciva Signore e Signori.
E dal 1965 che ci ammorbano i coglioni su Treviso come la piccola città di provincia dove avviene tutto sotto banco.
Dove si chiacchiera. Dove si fanno le corna. Dove si va a puttane.
Dove si entra in chiesa con lo stesso savoir faire
con cui si entra in un Club Millelire.

Prendete “Club Millelire” e mettetelo da parte: un giorno vi fornirò le chiavi d’accesso a quest’area semantica, ma non siete ancora pronti. Prima dovete ripulirvi per bene di tutto il fango borghesuccio e pudìco di cui siete ricoperti.

Vi do solo un indizio: il Club MilleLire è ovviamente un club lap-dance. Niente di che.
Il mio sogno recondito per anni è stato quello di lavorare come vocalist in un club lap dance.
Il vocalist del MilleLire di Oderzo è un mediocre.
Durante una scena lesbo ti piazza un:
“Eccole…Eccole giocano a dottore e ammalato”
“Eh…si vogliono bene”
“Dai Sandy balla per noi”
Ordinario.
Io potrei dare davvero di più.

Il MilleLire si diceva.
Il colpo di genio sta nel fatto che il Club MilleLire di Oderzo fino a qualche anno fa forniva il servizio Limousine. Ovvero tu prendi la tua bella tizia dalle origini incerte, la carichi in macchina – una limousine – e l’autista ti faceva fare il giro di Oderzo.

Quindi se passate per Oderzo e vedete una limousine in giro sappiate che no:
– non è l’ennesimo riccone eccentrico del nord-est carico di cattivo gusto. Quello userebbe la Bentley.
– non è un matrimonio, le macchine grosse sono out, adesso quando si sposano è l’unico momento che hanno nella vita per fare i freakkettoni, fanno “i poveri radiocomandati” con la Diane, con la Citroen Pallas, alcuni veri Punks usano la 127 modello “Rustica”
– non è nemmeno Donal Trump

Se vedete una limousine significa che c’è una tizia che dentro quei vetri scuri sta mostrando la sua patata intoccabile.
Dentro quella limousine c’è la stratificazione di anni, secoli di repressione sessuale che deflagrano. O fingono di deflagrare.
Dentro quella limousine c’è il senso delle cose.

Insomma la pianura trevigiana è quel posto
che, se si apre il coperchio, spunta di tutto.

Bah.

E Repubblica ci sguazza.
Ci sguazza proponendo un articolo demenziale. Sui fever party.
Alcuni estratti:

Chissà che faccia farebbe il prosindaco Gentilini, detto “sceriffo”. Lui che la “decadenza dei costumi” ha sempre proclamato di volerla fronteggiare.

Gentilini va eliminato. Non può togliermi il passatempo preferito.

E chissà quali pensieri gli si affollerebbero nella mente entrando in questa villa palladiana distesa tra la città della Marca e Castelfranco veneto.

Villa Palladiana? Non mi risulta. Qui puzza di invenzione.
Nel mio database c’è un’unica Villa Palladiana tra Treviso e Castelfranco ed è adibita a conferenze e congressi. Me li vedo quelli della Tupperware che si trovano per la convention domenicale, entrano e “scusa ma ti risulta che noi facciamo contenitori in lattice?” “no perchè?” “perchè ho trovato questo per terra…”
Ma sono sottigliezze. Adesso arriva il primo dei capolavori.

Dagli con Treviso! – se la rideranno – la città con il record di fratture del pene, dei porno con le casalinghe finiti sugli scaffali delle edicole, delle confessioni sui segreti del Treviso calcio spiattellati sulla stampa locale da Lea di Leo, pornostar autoctona. Insomma, figurarsi se non dovevano arrivare qui i fever party, le feste londinesi più hard e trasgressive riservate all’upper class. Proprio qui, in pieno miracolo del Nordest, nella città dei capannoni e della fondazione Benetton, della disoccupazione zero, del reddito pro capite più alto d’Europa.

Fratture del pene. Porno con casalinghe. Capannoni. Benetton, miracolo economico, reddito alto.
E il tutto nel giro di sei righe. Un genio. L’unico rammarico è l’assenza delle “universitarie troie che per permettersi l’appartamento la danno via a pagamento”. E’ il mio preferito da sempre.

Sta di fatto che è il mio record personale di luoghi comuni. Quello precedente apparteneva a una signora sulla cinquantina di Latisana che nel tratto ferroviario Portogruaro-Latisana, 10 minuti, è riuscita a tessere un monologo sulla centralità dello studio scientifico rispetto all’approccio umanista dopo che io, mentendo, le ho detto che avevo fatto lo scientifico.

Questa sera, prosaicamente, il passe-partout è il nome di un celebre calciatore brasiliano

Questo è il mio passaggio preferito. Fondamentale. Essenziale.
Qui c’è il fascino dell’esotico.
Il mito del bell’abissino. L’immaginario.
Qui c’è la capoeira. Qui c’è Garrincha. Qui c’è la scuola di samba del Sao Paolo.
Qui c’è il genio. C’è il postmoderno.
Tu immagina la fila di persone che entrano, guardano imbarazzati il buttafuori negli occhi e gli dicono: “Rivelinho?”
“No”
“Dunga?”
“No”
“Ah ecco, trovato! Tostao?”
“None”
“Falcao?”
“Entra pure”
“Vecchio porco”

Insomma questo articolo è monumentale. Fantastico. Un pezzo di prosa giornalistica di quelli rari.
Con tutti gli elementi che il vostro amato scrittore adora.
E culmina con la mia chiosa preferita:

Si andrà avanti così fino alle due, quando marito e moglie swinger, fede al dito, si rivestono dopo essersi persi di vista per un po’. Lei fa a lui: “Démo, che domani ghe s’è la comunione dà Micaela”.

Tralasciando gli errori della trascrizione fonetica che mi fanno imbestialire, mi chiedevo: ma possibile che non ci infili nemmeno un accenno al trevigiano devoto e ipercattolico…il trevigiano bianco?
Eccolo. Lo svelto.
Sperma e Comunione, Fede e Orgia, Scambista e Nipotina.
Keywords.

Paolo Berizzi…va’ cagar, va’….

Musica questo post: beh mi pare ovvio…la colonna sonora di Eyes Wide Shut

La democrazia dei contenuti

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | lunedì 22 maggio 2006 15:10

Al web come mezzo democratico (mitologia imbecille di metà anni ’90) ormai non ci crede più nessuno.
E’ una stronzata che abbiamo archiviato già da diverso tempo.

Ma ci sono sacche di resistenza.
Io nel mio piccolo vi do un’opportunità.

Oggi ho i coglioni girati.
E mi sfogherò questa sera o domattina scrivendo un post.

Ma l’argomento lo deciderete voi.
Voi, padroni dei miei contenuti.

Opzione n°1 detta anche “Costume e Società” in onore alla miglior rubrica della storia della televisione italiana:
– mi occupo e recensisco questo delirante articolo di Repubblica.it

Opzione n°2 detta anche “The Hitcher”
– racconto del mio folle venerdì da autostoppista

Avete un tre orette di tempo. Poi chiudo il televoto


In sottofondo…i Libertines

Nothing can compare

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 17 maggio 2006 12:46

Ultimamente ho un forte problema di gestione dell’emotività.
Sono le due di notte.
Mi salgono forti brividi lungo la schiena tatuata.
Mi nascondo sotto il piumino primaverile e abbraccio il mio cuscino in Kapok.
Piango a dirotto e mi asciugo gli occhi con le mani intrise di Neutrogena.
Non riesco a fermarmi.

Non sono i pollini. Quelli li ho guariti col Clever.
E’ colpa della puntata n°14 di O.C., prima serie.
Quando scatta il conto alla rovescia per l’anno nuovo.
Quando Ryan corre alla festa per abbracciare Marissa.
Marissa indossa un vestitino nero meraviglioso di Ralph Lauren con scarpa Gucci, tacco 12, Gucci. Ma sulla scarpa potrei sbagliarmi.
E la bacia.

E non le risponde più “Thank You” quando lei gli dice “I love you”.
La guarda negli occhi e le dice “I love you”
E in sottofondo parte Dice di Finley Quaye.
L’ho rivista quattro volte in due giorni.
E piango tantissimo.

Poi mi vergogno.
E per punire questo momento di leggerezza e recuperare il cinismo violento leggo un paio di pagine di American Psycho. Ma nemmeno Ellis riesce a sedare il bisogno d’amore.
Solo vera vendetta e vera punizione ci riescono.
Allora prendo il cellulare.
Compongo il numero di casa dei miei.
Aspetto che rispondano.
Poi metto giù.
Due di notte.

Accompagna il pianto e la vendetta Popular Mechanics For Lovers dei Beulah

Trenitalia Summer Fashion

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | martedì 16 maggio 2006 11:42

Cerco lavoro come consulente di immagine.

Domenica sera.
Rapido spostamente Oderzo – Milano.
Tento il treno delle otto meno un quarto da Treviso.
E’ un InterCity Plus. E’ Plus perchè c’è la presa di corrente per il portatile.
Per il resto è la solita merda.

In ogni caso non riesco a prenderlo perchè i posti sono esauriti.
Ma non mi lamento. E’ il classico treno pieno di White Collars Precari.
WCP. Trevigiani postgrad che emigrano a Milano.
Pigliano 700 euro al mese ma lavorano per qualche stronzissima multinazionale o agenzia pubblicitaria.

Poi per la legge dei 4 anni tornano a Treviso. Ma questa è un’altra storia. Poco interessante e tragica.

Quello che è certo invece è che l’ultimo treno per milano è un interregionale inquietante.
Sporco lercio.
13 euro di viaggio.
Un low cost ad alto rischio.
Appena sali senti gli spari degli acari che si sentono minacciati dai pollini sul loro stesso territorio.
Pollicaromachia.
Entro subito in overdose da antistaminici.

Il sedile si presenta così.

Il problema è come conciliare la mia camicia Exté e i miei Jeans upper class con la stoffa adiposa by Trenitalia. Da notare gli aloni. Incredibile come Trenitalia si allinei alla primavera/estate di Fred Perry: tessuti sbiaditi e scolorati.
Ma si può far di meglio.

In poche mosse il sedile di Trenitalia si trasforma in uno lettino Allen Cox primavera/estate 2005.
Notare il costume sempre Allen Cox e il cuscino gonfiabile.
Ecco un dettaglio:

Ha accompagnato il redesign Trenitalia: Pinne Fucile ed Occhiali di Eduardo Vianello

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