Porn-moderno

Posted by Enricoditvdiari | Pornografia | mercoledì 26 aprile 2006 10:57

L’era post-moderna è strana.
Ha il vizio di mischiare generi, ibridare i media, distruggere i confini.

Ok, il problema è che quando lo fa Tarantino si grida prematuramente al genio.
Se lo fa Italia9 capisci che Tarantino è un parvenu.

Mezzanotte e tre quarti.
Steso a letto.
Portatile sulle ginocchia.
Insonne ascolto l’ultimo di Phoenix.
E correggo una tesi.

Forse ho sonno.

Chiudo lo sfigatissimo ibook 12″
e faccio uno zapping sobrio, senza aspettative.
Sosto su Italia9 dove l’odiatissima Axen, pornostar inguardabile,
è in compagnia di Federica, una wannabe del settore.

Axen sta spalmando la crema sulle tette di Federica in attesa
di ricevere le chiamate degli spettatori.

Il tubetto non mente: blu e bianco, tappo blu scuro. E’ una Nivea doposole.
La Nivea.
Volevo chiamare subito in studio, scandalizzato.
Ok, non chiedo Lancome, non chiedo Estée Lauder.
Ma usare una Korff? Una Collistar? Una Lierac?

Dozzinali.

E poi le tette di Federica hanno un evidente problema di couperose.
Non puoi usare la Nivea, cazzo Axen!

Squilla il telefono.

Axen: “Pronto?”
Il Genio: “Pronto…”
Axen: “Da dove ci chiami?”
Il Genio: “Eh?”
Axen: “Da dove ci chiami?”
Il Genio: “Bologna”
Axen: “E sei a casa o al lavoro?”
Il Genio: “Prontooooo?” (con fare seccato)
Axen: “Sei a casa?”
Il Genio: “Cosa?”
Axen: “Vedi cosa sto spalmando a Federica?”
Il Genio: “Eh si sente male…”
Axen: “VEDI CHE STO SPALMANDO LA CREMA?”
Federica: “Hai l’affare in mano vero?” (Federica hits a nerve!)
Il Genio: “Cosa? Non si sente..”
Axen: “Ti piace pelosa o pelata, pelata o pelosa?” (Axen quando meno te l’aspetti ti molla il chiasmo)
Il Genio: “Fa lo stesso”
Axen: “Ah questa l’hai capita….a te basta che sia calda vero?”
Il Genio: “Eh?”
Axen: “Ti piace quando tocco le tette di Federica?”
Il Genio: “Non vedo niente”
Axen: “Come non vedi niente?”
Il Genio: “Cosa?” (qui stiamo entrando in Zona Tommaso Marinetti)
Axen: “COME NON VEDI NIENTE?”
Il Genio: “Eh qui a Bologna hanno tolto la trasmissione a mezzanotte solo che mi ero segnato il numero e ho chiamato”
Axen: “Ma sei su Sky?” (Axen si gioca la carta del no-sense)
Il Genio: “Eh?”
Federica: “Ora sto leccando una tetta di Axen, prova a immaginarci….”
Il Genio: – click –

In sottofondo…Sex Dwarf dei Soft Cell

Da MichelediTvDiari a EnricodiTvDiari in tre mosse

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | domenica 23 aprile 2006 14:29

Ha seguito la preparazione del set Giuliano Boraso con Mucchio Selvaggio

Goers

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | mercoledì 19 aprile 2006 18:41

Uno fa un post parlando del Nodo.
Ci ho fatto pure un diario sul Nodo.
Ci vado ogni fine settimana.

Ma la presentazione che il.poeta mi ha passato non ha eguali:

COCKTAIL IN THE CITY AL NODO
Tutte le domeniche l’aperitivo milanese

Tutte le domeniche dalle 19 l’aperitivo stiloso, come si celebra nei
locali di Milano e di New York.
In pochissimo tempo, il sunday evening del Nodo è diventato un
appuntamento irrinunciabile (e gettonatissimo) per gli spritz-goers e
cocktail-lovers. I segreti del successo sono un vero aperitivo alla
milanese con stuzzicanti piatti e apetizer da accompagnare a vini e
drink. Oltre ad un sound che fa la differenza. In consolle Johnny
Rigas non smette di stupire con una selezione ricercata ed eccitante
di irresistibili pezzi italiani

NODO

Io direi che sarebbe il caso di soffermarci in silenzio su:
– l’aperitivo milanese (ma come milanese cazzo? è in zona industriale a Levada di Ponte di Piave, provincia di Treviso. Cazzo!)
– aperitivo stiloso
– cocktail lover
– spritz-goers
– apetizer
– e un Milano/New York buttato lì…così

Ha musicato sto post un disco a caso di Johnny Rigas

Sognando Beckham

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | mercoledì 19 aprile 2006 10:30

Sono un socio-cialtrone.

Formazione sociologica. Approccio cialtrone.
Ovvero studio con l’unico obiettivo di applicare alla mia nefasta quotidianità alcune categorie universali. Per dotarla di senso. Per trovarci un disegno sottostante.

Tempo fa mi sono tuffato a capofitto nella lettura di alcuni saggi di Pippo Russo. A dispetto del nome da comico del bagaglino, Pippo Russo è un sociologo dello sport.
Un sociologo coi contro-cazzi.

In uno dei suoi saggi spiegava il fenomeno doping.

Avviso: se per caso un giorno Pippo Russo dovesse capitare qui è vivamente pregato di non offendersi per la riduzione del suo pensiero che sto per fare e lo avviso già da subito che nell’arco di poche righe lo inserirò in una cornice trash. Mi posso tranquillamente far perdonare offrendogli una bottiglia di Foss Marai.

Doping, dicevamo. Secondo Pippo Russo il doping è un falso problema, o, meglio, un problema molto relativo. Il vero problema è altro: il corpo.
Il corpo dell’atleta, nella fattispecie “il calciatore”, è diventato la silhouette socialmente perfetta.
Il corpo del calciatore è l’archetipo del corpo ideale.
Lui lo chiama “idealtipo”.
Il calciatore non è “proprietario” del proprio corpo, perché il suo corpo è diventato oggetto, è diventato modello di riferimento. Il calciatore è il corpo universale.

Con le donne l’esempio è ancora più palese. Negli anni ’90 il corpo socialmente accettato è il corpo della supermodella (Cindy Crawford). Nel 2000 è la velina (Elisabetta Canalis). Chi si scopa la velina? Il calciatore. E il ragionamento fila, no?.
Corpo universale maschile che copula col corpo universale femminile.

Il doping è un dettaglio. Funzionale al mantenimento o al raggiungimento della silhouette perfetta.

E uno pensa ai vari Vieri, Totti, Maldini.
E invece no. Il fenomeno è molto più inquietante e profondo di quanto si pensi.

Domenica sera sono al “Nodo”.
Locale della provincia trevigiana che odio. Ma che non riesco a non frequentare.
Sono lì con gli amici:
– Cit Grande, che ha appena accompagnato a casa la morosa col mal di testa
– Cit Piccolo, che non ha la morosa ma ha il Porsche
– Coke che affoga l’inquietudine amorosa in Pampero e Cola
– Danko, il mio pusher di proteine alla soia
– Mario, 200mq di casa che condivide con il cane. Anzi no, il cane dorme fuori.

Una sorta di Banda dei Brocchi tanto opulenta quanto nichilista.

Puntiamo gli occhi su una biondina, occhio chiaro. Non alta. Indossa jeans D-Squared, cintura di anelli d’acciaio, ballerine nere e canotta nera con inserti in Lurex a formare la scritta Pinko.

Balla nella classica posizione del T-Rex Irritato. Schiena leggermente inclinata all’indietro e braccine corte in avanti, sospese.
Il dj, un avanguardista, ha appena mixato Donatella Rettore.
Balla attorniata da un parterre maschile di amici impresentabili.
Dal fare e dalle movenze cafone.
Con loghi in evidenza. Baci & Abbracci, Armani Jeans, D&G stampate ovunque.
Estetica Bettarini, per capirci.

“Chi è?”
Chiedo timidamente.
Non risulta nel database di nessuno. Volti inquietati. Era da tempo che non mi cascavano così su una biografia femminile. Male. Brutto segno. Forse è giovane e i miei amici trentenni stanno subendo i primi segnali del gap generazionale.

Nessun problema. Ci penso io.

La mia testa di ponte è Nando. Un mio ex collega di quando lavoravo in fabbrica.

“Conosci la biondina?”
“No ma conosco i tizi al tavolo”
“Chi sono”
“Eh, sono i calciatori”
“Chi?”
“I calciatori”
“E chi cazzo sono?”
“E’ un tavolo che hanno organizzato alcuni calciatori. Sono sempre qui e fanno sempre un casino della madonna”

Pausa: mi tocco sotto l’ascella per sentire se ho ancora la pistola con me.
Pausa: forse devo smetterla di guardare Taxi Driver, io non possiedo alcuna pistola.

“Ma sono calciatori del Treviso?”
Beata ingenuità. Nando ride.
“Ma no, macché Treviso…uno gioca nel Cessalto, due nel Fossalta Maggiore, uno nell’Opitergina”
Professionisti, insomma.
Leggo il cartello del tavolo prenotato.
Tavolo Calciatori.
Attorniati da un sacco di “velinismo” locale.
E ballano e si divertono e fanno i cafoni.
Come la serie A.
Solo che al posto del Billionaire, c’è il Nodo.
Solo che al posto dell’Inter, c’è il Fossalta Maggiore.
Solo che al posto della Canalis, c’è la Biondina.

Ma a me dei calciatori, di Pippo Russo e della silhouette socialmente perfetta, mi frega un cazzo.

“Dove vai?”
“A conoscere la biondina”
“Ma sei fuori?”
“No”

Alzo il dito indice verso la biondina. Simulando nel linguaggio dei sordomuti “Posso parlarti un secondo?”.
Dall’alto del cubo lei fa no con il suo dito indice nano.
“Dai, solo un minuto”
Lei fa no col dito indice.

Fermi. Io di solito una cosa del genere non la farei mai. E’ che quando leggo Tavolo Calciatori, io voglio fare un frontale con la decadenza. E sono disposto a tutto.

Allora cammino verso di lei.
Mi faccio largo tra due calciatori.
Capiscono che c’è qualcosa che non va e mi seguono con lo sguardo.
Mi isso sul cubo.
Lei balla.
Due calciatori ballano dietro di lei.
Io sono immobile.

“Senti è un’ora che cerco di inventarmi qualcosa di originale per conoscerti, tu hai qualche idea?”
“Sono qui coi miei amici”
“Anch’io, ma non mi hai risposto”
“Sono qui coi miei amici”
“Eh ho capito non sono mica rincoglionito”

In quel momento si gira, mi dà le spalle e comincia a ballare avviluppata alla camicia bianca
di un calciatore, capello modello Luca Dorigo. Lui mi guarda si china verso di me e mi chiede con fare arrogante:
“Problemi?”
No, nessun problema.
E’ un falso problema.

Il dj, un avanguardista, ha messo su un pezzo di J-Lo.

Gli anni ’80

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | lunedì 17 aprile 2006 16:58

“Mi fai un favore?”
“Dipende”
“Mi masterizzi il cd della colonna sonora di Notte prima degli esami?”

I bookmakers della SNAI di Oderzo non avrebbero dubbi: questo è un nostalgico degli anni ’80.
Uno di quelli che si sono immedesimati in questo film del cazzo.
Uno di quelli che considera Catch the Fox di Dan Harrow un capolavoro moderno.
Uno di quelli che si è dimenticato la Milano da Bere e la bici di Trussardi per sentenziare
senza ombra di dubbio che gli anni ’80 sono il migliore dei mondi possibili.

I bookmakers sbagliano. E di brutto.

La trasversalità degli anni ’80 fa si che una 55enne che porta il nome di “mia madre”
mi faccia una richiesta del genere all’alba di una domenica pasquale.

Stamattina mi presento al rito della colazione con i due cd della colonna sonora.

“Grazie mille”
“Prego”
“Vado a stirare”

Mi chiudo in camera a visionare un paio di fiction americane.
Ho le cuffie e non mi accorgo di nulla.

Bussa mio fratello.
“Oh hai sentito?”
Mi tolgo le cuffie
“Che cosa?”
“Senti, cazzo, senti”

In casa risuona la voce orrenda di mia madre che grida
Bobboys Bobboys
Mio fratello è in lacrime.
“Bobboys Bobboys”.
E’ un karaoke un po’ strano.
Manca Fiorello, ma i Duran Duran ci sono.
E quella che un tempo era Wild Boys
adesso è Bobboys.

Bobboys neve lusiiiii
Bobboys neve cios tis uei
Bobboys neve clos ior aissss
Bobboys olvueis sciain

Inutile vero che vi scriva chi ha musicato questo post, no?

Piuttosto che

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | domenica 16 aprile 2006 03:31

L’occidente è alla deriva. Questo è un dato di fatto.
C’è chi dà la colpa a Berlusconi.
C’è chi dà la colpa a Prodi.
Io do la colpa al “piuttosto che“.
Da quando il “piuttosto che” ha sostituito la “o” esclusiva il mondo è andato a quel paese.

“Enrico vieni a cena fuori?”
Il cellulare non mente. Chi mi chiama è la Fede.
La mia migliore amica.
Mi chiede se andiamo a mangiare “il galletto” (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi infinita sul ruolo sociale del galletto, ma i tempi non sono maturi).
Io accetto.
Lo so, è incredibile, ma accetto.
Alla Fede non si dice mai di no.

Entriamo in una proto-birreria nascosta nella periferia della periferia.
I camerieri e la titolare sono in costume tirolese.
I camerieri e la titolare appartengono alla categoria: “il nostro valore aggiunto è fare i simpatici con i clienti”

“Fede perchè c’è la gente vestita in maschera?”
“Boh forse siamo a Brunico”

La titolare indossa uno scamiciato con una trama di stelle alpine.
Gonna lunga verde e marrone.
E’ l’oktober fest. Ma siamo ad aprile e in piena campagna veneta.

I camerieri hanno il piglio simpatico.
Troppo simpatico.
Chi ci serve, per enunciare il menù, usa la seguente formula:
“Abbiamo il galletto con le patate piuttosto che la grigliata di salsiccia e maiale PIUTTOSTO CHE le polpette PIUTTOSTO CHE i wurstel PIUTTOSTO CHE…..
E lascia la frase in sospeso.
Uno si aspetta la chiosa avversativa e il cameriere lascia la frase in sospeso.
Come se io dovessi immaginarmi, ipotizzare uno dei suoi stronzissimi primi o secondi piatti.
Piuttosto che.
Ordino la grigliata.

Il cameriere continua a fare il simpatico.
Mi porta la grigliata e dice “ecco il maialino per il signore”.
Siamo già al caffé.
Arriva con il caffé.
“Ecco il caffé Liscio..Casadei…Romagna Mia…ahahahahah”.

Ci sono certi momenti nella vita in cui ti chiedi perchè tua madre, sì tua madre,
ti abbia iscritto a minibasket e non al poligono di tiro.
Usare una pistola fin da piccoli, anche una P38 tanto per capirci, a volte è utile.
Soprattutto a 30 anni e con un certo grado di consapevolezza.

Usciamo. Sconvolti.
La Fede ride.
Io piango.

La Fede ha troppo sonno per soffermarsi sulla religione del post-moderno che governa i nostri sabato sera.
Io no. Io non sono mai sazio.
La accompagno a casa. Ma sono le 22 e 30 e, per me, è ancora l’alba.
A domani.


Si sono uniti al coro, cantando “piuttosto che”: i Gotan Project

Arachidi

Posted by Enricoditvdiari | Brodo | sabato 15 aprile 2006 03:20

“Checco, esci?”

a) gli amici mi chiamano Checco da 20 anni. Dai tempi in cui il mio allenatore di minibasket credeva che mi chiamassi Francesco e mi aveva soprannominato “Checco”.
b) la domanda “Esci” mi genera ansia. Io non esco mai di mio. Esco solo a richiesta.
c) la domanda “Esci” ne nasconde una più pericolosa e incerta. “Sì ma una volta uscito che cazzo faccio? Dove si va? Dove si socializza”

Saluto mio fratello. Mio fratello risponde agitando il braccio ingessato (brutta caduta al primo allenamento con la squadra di calcetto. Come da tradizione famigliare mio fratello è portiere. Il ruolo degli sfigati).

Un fantasma mi passa attraverso lasciandomi addosso tracce di ectoplasma che formano la scritta “ciao”. E’ mio padre.
Una rompicoglioni non mi saluta. E legge il giornale sul divano. E’ mia madre.

La mia Punto Grigia si ferma davanti al bar.
Max, il barista, ha da fare e non può raccogliere le mie confessioni della settimana.
E’ serio. Ha un retrogusto incazzato dopo aver servito l’ennesimo bicchiere di rosso ai reduci della Via Crucis.

“Dove andiamo?”

Prima tappa: il Gasoline.
Il Gasoline è un locale a Jesolo dove ci sono tante botti sparse con le arachidi dentro.
Uno mangia le arachidi e getta per terra l’involucro.
E’ una tradizione che ha preso piede da qualche anno e che non mi spiego.
Cioè uno arriva, mangia un paio di arachidi e non fa lo sforzo di buttare la buccia su un cestino.
E 200 persone calpestano arachidi a terra.
L’ho visto fare per la prima volta molti anni fa in un pub di Arona. Ero in vacanza.
Cric, croc.
Rumore di arachidi spezzate sotto le mie Adidas 600.

In compenso ad alzare l’umore della serata ci pensa il gruppo che fa musica dal vivo. Cover di Ligabue.
Forse ad Alberto Donatelli non sarebbe piaciuto.

Un gruppo di tedesche annuisce sotto il palco. Sono convinte di trovarsi faccia a faccia
con un gruppo molto importante del panorama canoro italiano, visto che tutto il pubblico intona le loro canzoni.
Povere tedesche. Le illusioni non finiranno qui.
Povere tedesche. Date il giusto tempo a Mister Luglio e Play Agosto e illusioni ben più pericolose
graveranno sui vostri corpi. Si chiamano “maschi latini da spiaggia”, teneteli lontani.

Seconda e ultima tappa: Marina Club
Il Marina è un locale stronzo per stronzi.
Si alternano in egual proporzione Pochette di Gucci con Capellistiraticonfrangia.
Parentesi: ogni anno il Grande Fratello genera mostri.
All’epoca di Katia del GF4, il 90% degli esseri femminili girava con completi Patrizia Pepe, capelli biondi drittissimi e frangia uniforme sulla fronte.
Modello Katia appunto.
Un’estate intera circondato da cloni di Katia.
Il GF5 ha fatto talmente tanto cagare a non lasciare nessuno strascico se non un Jonathan su AllMusic.
Il GF6 ha dato il via a un nuovo fenomeno: i cloni di Simona. Stasera c’era l’invasione.
Stivale.
Jeans.
Top nero.
Giubbotto in pelle.
Capelli lungo stiratissimo.
Frangia laterale a nascondere un occhio.
E decadenza diffusa e capillare.

Ho socializzato blandamente con Paolo Calcio, un ex promessa di Treviso e Atalanta,
tolto alla vocazione calcistica da un padre-padrone che l’ha ficcato precocemente nell’azienda di famiglia.
Argomento principale: la fedeltà.
Poca, troppo poca.

Ho socializzato blandamente con Coke, caro amico. Reduce da una relazione con una “Mammaconfigliaacarico”.
Specie rara ma pericolosa di donna esigente, volitiva, soggiogante e oppressiva.
“Adesso stai bene?”
“Sì l’influenza è passata”
“…..”
“….?”
“Intendevo per la tipa…”
“Sì, supererò anche questa”

In sottofondo il Dj, un avanguardista, proponeva “Hung up” di Madonna.

Mi annoio. E’ venerdì santo e mi annoio.
Dormo.

Ha fatto da padrino a questo post Joe Lansdale con Capitani Oltraggiosi

Benvenuti

Posted by Enrico Marchetto | Brodo | giovedì 13 aprile 2006 18:55

Giuro, non sono un megalomane.
E’ che TvDiari mi ha fatto riscoprire la voglia di raccontarmi e raccontare.
Il mio coinquilino si è stancato di ascoltarmi.
Lui mi ascolta da 10 anni.
E ha tutto il diritto di stancarsi.
Il mio analista non è stanco, ma solo perchè lo pago.
Anzi già che ci sono mi sa che sono indietro di qualche settimana.

Mi sono bastate tre settimane di astinenza da TvDiari. E ho già fame, fame di parole.

Fate come se foste a casa vostra o all’inaugurazione di un locale, o alla mensa della caritas.
Qui nessuno vi domanda nulla, il cibo è gratis, l’ambiente angusto, i soldi pochi ma ci si accontenta del sacro sapore dell’informalità.
Benvenuti.

Hanno detto la loro in questo post: i Bloc Party con Banquet